venerdì 29 luglio 2011

#germanfeltri e #germanborghezio

Manfred Schermer da una settimana è un giornalista famoso. Scrive per la Fuldaer Zeitung, il giornale locale di Fulda, che è come dire L’Eco di Broni — se esiste. Nei suoi editoriali racconta quello che pensa delle cose che succedono nel mondo, lontano da Fulda.
Qui, fuori dalle grandi città, tutti, ma proprio tutti, leggono il giornale locale. Le prime due pagine di questi mini-quotidiani sono dedicate al mondo e ai temi nazionali, poi dentro c’è tutto quello che succede nei dintorni, tanta cronachina nera, magari ci si trova anche la foto del nipote che suona il corno da caccia nella banda degli arcieri; cose così.
Molti ricevono il quotidiano al mattino presto, per l’ora di colazione. Inoltre praticamente chiunque si ritrova dei fogli, quotidiani o settimanali in formato tabloid, ripieni di pubblicità e anche di qualche notizia nella casella della posta; gratis.
Questo è il mondo di Manfred Schermer. Non è la Bild, non è un quotidiano scandalistico o populista a tiratura nazionale. Si può vivere tranquilli in quel mondo, scrivere roba né carne né pesce, fare contenti tutti. Di solito per i giornalisti come Schermer valgono le poche regole del buonsenso rurale: è importante non disturbare il letargo, non distruggere il piccolo paradiso del tuo lettore, rassicurare, ché il mondo malvagio è lontano, nella metropoli, nella capitale, altrove. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, venerdì 29 luglio 2011, alle 14:50 | scarti
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giovedì 28 luglio 2011

Prima di andare in vacanza ricordatevi di sbrinare il frigo

di controllare le pastiglie dei freni e di votare i vostri blog preferiti.
A fine settembre c’è la Blogfest, lì si decretano i vincitori del Macchianera Blog Awards 2011, il premio per i migliori blog italiani. Qui trovate alcune informazioni più dettagliate.

Questo blog è giovane, al momento è più conosciuto nel nord Europa che da noi. L’idea però è di presentare un prodotto di opinione, possibilmente non palloso, a chi vive in Italia e cerca cose che succedono fuori di lì; quindi ci provo e candido rummenigge.it ai #MBA11.

Come si vota. C’è una SCHEDA con diverse voci. Vanno espresse almeno 8 preferenze; un blog non può essere votato più di quattro volte all’interno della stessa scheda, altrimenti il voto è nullo. Se volete sostenere rummenigge.it inseritelo nella categoria 5: “Miglior sito o blog d’opinione”, così i voti non si disperdono.

Siccome vanno riempiti almeno 8 campi, vi lascio qualche suggerimento:

La blogosfera è dalla parte del junk food e quindi come “Miglior blog culinario” deve vincere Francesco Costa.
Come “Miglior blog o testata giornalistica on-line” ci sono due scuole di pensiero: o mettete Il Post o mettete Linkiesta.
Per la “Migliore Community — Sito Collettivo” fate una visita a iMille e da Nomfup e poi decidete.
Per il “Sito o blog con la migliore grafica” vi consiglio Macchianera, che ha una nuova veste ed è un po’ il papà dei blogger italiani.
Il “Miglior sito o blog cinematografico” secondo me va a una delle creazioni di Kekkoz: scegliete a gusto tra Friday Pregiudice, giovanecinefilo o vivere e morire a losanghe.
Per il “Miglior sito o blog d’opinione” metteteci e fate mettere, come detto, rummenigge.it e vediamo come va a finire.
Poi c’è la voce “Miglior tweeter italiano”. Io vi consiglio Carlo Giuseppe Gabardini (@carlogabardini) o Guia Soncini (@lasoncini).
E per finire, e siamo a 8, anche se in realtà è la prima voce del form, il “Miglior blog 2011″. Ecco, scrivete Freddy Nietzsche, lo merita davvero.

C’è tempo fino al 2 settembre. Grazie. Buone vacanze a tutti.


PEZZO DI Tommaso Lana, giovedì 28 luglio 2011, alle 11:29 | senza categoria
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mercoledì 27 luglio 2011

Israel Chamber Chissenefrega

Ieri mattina alle 11 in una sala da concerti a Bayreuth, in Baviera — dove ogni anno, proprio in questo periodo, si tiene un festival molto importante dedicato alle opere di Wagner — la Israel Chamber Orchestra ha suonato musiche di un compositore israeliano, poi, con un’orchestrina di 37 elementi, ha fatto Mahler, Mendelssohn, Liszt e ha chiuso con l’Idillio di Sigfrido di Richard Wagner che è bellissimo ma in Israele è roba che non si può suonare e tutti sanno bene perché.
Ne hanno parlato, parlato, parlato, parlato, parlato. Tutti: il valore simbolico, un passo coraggioso, la rottura di un tabù, un’offesa ai sopravvisuti dell’olocausto, una danza col diavolo, una grande occasione. Bene.

Ma un concerto di classica è fatto per stare finalmente zitti, ascoltare, provare un’emozione, concentrarsi, magari trovare anche il senso.
E visto che l’epoca della riproducibilità tecnica dell’arte è iniziata da più di un secolo, l’ascolto può essere donato anche a chi non è fisicamente nella sala da concerto.
Però ieri nessuno — dico nessuno-nel-mondo — ha trasmesso in diretta quel concerto. Chissà perché.

PS qui fanno uno speciale alla tele, domenica prossima, in differita. Forse per quello.


PEZZO DI Tommaso Lana, mercoledì 27 luglio 2011, alle 10:26 | Telefunken
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martedì 26 luglio 2011

Karl 2.0 Kautsky (oggi va così)

Niente, succede che se sei un partito di massa alla frutta e la persona più in vista di quel partito va al mercato a dire che «I polacchi sono meglio dei turchi e degli arabi perché non sono così aggressivi» (qui, minuto 6:25) ma il nome del partito è Socialdemocratico (SPD), be’, allora per favore va deciso democraticamente — anzi socialdemocraticamente — che cazzo significa socialdemocratico oggi.

E’ un dovere del partito chiedere alla gente questa cosa del significato del nome; ma siccome le elezioni del sindaco di Berlino si avvicinano, tralasciando ogni quesito filologico è obbligo del partito ricordare agli interpellati di votare comunque socialdemocratico, ché la posta è importante e una mancata riconferma del sindaco porterebbe al disastro.
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PEZZO DI Tommaso Lana, martedì 26 luglio 2011, alle 08:04 | Roba politica
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venerdì 22 luglio 2011

Al posto di manovra (e 3)

Stanno emergendo un po’ di cose scomode sul conto di Helmut Kohl (ne ho scritto qua, by the way). A 81 anni è tornato e, nel bene o nel male, si è messo a fare argine. Vuole difendere una certa immagine del suo potere che a distanza di anni uno dei suoi figli, oltre al biografo della moglie e ad alcuni giornalisti hanno messo in forse.
Da quando René Pfister ha raccontato sullo Spiegel l’idea di potere scrivendo un reportage sul politico cristiano-conservatore Horst Seehofer — una specie di Kohl in piccolo — le inchieste sui politici di vertice hanno quasi sempre lo stampo di quell’articolo uscito quasi un anno fa. Quando il pezzo di Pfister è diventato famoso per aver vinto-non vinto un premio giornalistico importante avevo iniziato a tradurlo sul blog. Quell’articolo è meglio di un catalogo fotografico o del campionario del tappeziere su come funziona la politica in Germania. Sono uscite due puntate, poi me ne sono totalmente dimenticato. Oggi l’ho ripreso, ché fuori sembra novembre e a parte la Grecia e il tunnel dedicato a Bud Spencer qui in realtà non succede una mazza di niente.

Le prime due puntate sono qui e qui; dateci un occhio, altrimenti perdete il filo. Scrivo due righe per il contesto: c’è un tipo che assomiglia a Peter Boyle, ma con i capelli, che fa il governatore della Baviera, è un conservatore di provincia perfetto, ha una moglie con una pettinatura da parrucchiere di periferia che sembra scolpita nel gesso, la casa in campagna con i piatti souvenir appesi alla parete e un’idea di mondo non più grande del suo giardino; è il leader del partito regionale ultracattolico CSU, ha fatto un po’ di casini e adora essere il primo, sempre. Per il resto siamo in Baviera: tenete a mente tutti i cliché sui tedeschi che conoscete, in questo caso ci stanno benissimo. Per le domande usate i commenti. Pronti, via.

Al posto di manovra 3

Per un bel po’ di tempo non si è parlato di Seehofer, fino a quando la convivenza all’interno della CSU ha cominciato a traballare. Poi è decaduto Stoiber e il partito si è messo alla ricerca di un salvatore, ha interpellato Erwin Huber e Günther Beckstein, ma si sono dimostrati politicamente troppo piccoli per le grandi aspettative della CSU.

Alla fine è rimasto solo Seehofer. L’uomo che sarebbe quasi morto d’infarto, a cui si dava del ‘pazzo’ mentre stava combattendo contro i Fondi Salute della Merkel (vedi prima puntata) e che infine doveva sopportare le beffe dell’opinione pubblica per via di una storia con una funzionaria del parlamento improvvisamente era il vero salvatore, l’ultima spiaggia della CSU.
Potrebbe essere diffcile evitare di morire schiacciati dal proprio desiderio di onnipotenza.  Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, venerdì 22 luglio 2011, alle 11:02 | scarti
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giovedì 21 luglio 2011

il ripieno della capitale: mediocrità al chilo

(via Andra Lichtenstein)


PEZZO DI Tommaso Lana, giovedì 21 luglio 2011, alle 11:21 | Mucke
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mercoledì 20 luglio 2011

quell’inconveniente

In Germania l’immagine di Carlo Giuliani ragazzo è un feticcio del blocco nero. Da dieci anni esatti.


PEZZO DI Tommaso Lana, mercoledì 20 luglio 2011, alle 08:03 | senza categoria
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sabato 16 luglio 2011

quasi come B e anche un po’ Murdock. Murdoč. Murdoch

E’ morto Leo Kirch, aveva 84 anni. Per tutta una vita ha fatto il pioniere nel ceto magnatizio degli imprenditori televisivi; praticamente ha inventato quello che sono adesso Murdoch e Berlusconi. Leo Kirch è l’artefice del mito iconografico e politico del potere mediatico in Europa: ha portato il cinema alla massa, con quello l’ha conquistata e poi ha contribuito a dirigerla.
E’ stato anche il primo ad andarsene. La sua fine — come l’inizio della sua avventura — sembra scritta da un drammaturgo di fiction, con il colpo di scena prima della pubblicità.

Scorrendo la sua biografia è praticamente impossibile evitare di immaginarsi di avere tra le mani una copia della storia italiana che un giorno ci arrivò per posta; ho provato a pensare ad altro, non funziona, pazienza, cominciamo.

Negli anni cinquanta Leo Kirch inizia a muovere i primi passi nel neonato mondo della televisione. Un giorno gli passa per la testa l’idea di vendere alle reti televisive una cosa che non esiste, i diritti cinematografici.
Si fa prestare dei soldi, fonda una società e riesce a piazzare La Strada e Marcellino pane e vino alla tele.
Finito. Ora si può fare tranquillamente un balzo di cinquant’anni perchè quello che c’è in mezzo lo conosciamo già. Anche se per Leo Kirch il mercato era la Mitteleuropa, i telespettatori sono stati i tedeschi e gli austriaci e i canali televisivi hanno nomi tipo Sat1 e Pro7, la storia è più o meno quella che abbiamo in mente: produzione di fiction, reti private, calcio, azioni nell’editoria della stampa populista e conoscenze; un impero da 11 mila dipendenti costruito sulla fiducia di un gruppo ristretto di persone. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, sabato 16 luglio 2011, alle 11:59 | Telefunken
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giovedì 14 luglio 2011

Google Academics

Alla facoltà di giurisprudenza della Humboldt-Universität di Berlino c’è un nuovo Istituto per internet e la società che «farà ricerca interdisciplinare attorno alle domande su internet e sulla società informatizzata». Va be’.
A spanne si tratta di un centro che dovrebbe dedicarsi all’analisi della rete utilizzando gli strumenti delle scienze sociali. Il patron dell’istituto è Google.

Dunque, ci sono 4 milioni e mezzo di Euro per i primi tre anni di attività, che non è niente se si va a vedere chi si sta scannando per l’obolo lanciato da Mountain View nel cappello sgualcito del mondo universitario tedesco: oltre alla Humboldt ci sono l’accademia d’arti più famosa della repubblica, un grosso istituto di scienze sociali — tutti con sede nella capitale — e poi un istituto di analisi dei fenomeni mediatici dell’università di Amburgo.

Mentre una parte della stampa e dell’opinione pubblica usa la notizia per fare del sano complottismo estivo chiedendosi quali oscuri piani abbia Google sull’università tedesca e l’altra parte esclama semplicemente «macheccazzo?» e si indigna perché le casse pubbliche non sono in grado di pagare la ricerca universitaria sui nuovi media, sono andato a vedere il sito del neonato istituto, che è ancora in versione beta, è mi è venuta la pelle d’oca alta un metro. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, giovedì 14 luglio 2011, alle 10:20 | Internètz
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domenica 10 luglio 2011

Un giro di panzer

Settimana scorsa la Krauss-Maffei Wegmann GmbH & Co. KG di Monaco di Baviera ha ricevuto dal governo tedesco il via libera per costruire 200 panzer modello Leopard 2A7+ per un valore di circa 1,7 miliardi di Euro ordinati dal governo dell’Arabia Saudita. La Reuters poi ha messo in giro una notizia che confermava l’avvenuta consegna di 40 pezzi dello stesso prodotto al medesimo committente.
Sono andato sul sito della Krauss-Maffei Wegmann; praticamente da persone fisiche è possibile comprare carri armati su internet direttamente dal produttore. Se sei una dittatura però devi chiedere il permesso. Poi ho aspettato la reazione dell’opposizione. Beh, c’è una cosa interessante che ha fatto notare il segretario del Partito Socialdemocratico Sigmar Gabriel: in un documento del 2000 relativo al regolamento di esportazioni di armi e materiale bellico si stabilì che i prodotti per fare la guerra made in Germany possono essere venduti soltanto a paesi che rispettano i diritti umani. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, domenica 10 luglio 2011, alle 15:58 | Roba politica
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