sabato 31 dicembre 2011

«The same procedure as every year, James!»

Prendete uno sketch del varietà inglese degli anni ’20, un attore britannico (Freddie Frinton) che non vuole recitare in tedesco perché ha fatto la guerra e con quelli non vuole averci più a che fare; prendete un produttore della televisione regionale di Amburgo all’inizio degli anni Sessanta. Da quasi quarant’anni Dinner for One è il pezzo culto di fine anno di tutti i palinsesti televisivi di lingua tedesca, anche se è recitato in inglese. La gente lo sa a memoria. Lo danno ovunque, a qualsiasi ora, anzi il primo è già andato.
E dopo si mette il Disco Samba, forte. Buon anno.

Ah, per quelli che non riescono a vedere il video, be’: benvenuti in Germania, qua ci sono un po’ di regole in più, anche per il iutiub.


PEZZO DI Tommaso Lana, sabato 31 dicembre 2011, alle 15:18 | Telefunken
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venerdì 30 dicembre 2011

Mi ero perso una cosa: l’ho recuperata

Drei è l’ultimo film di Tom Tykwer, quello di Lola corre, per intendersi. E’ un bel film, è la storia di due quarantenni, una giornalista e uno scultore. Stanno insieme da quasi vent’anni, vivono in una bella casa; Volvo famigliare, niente figli, lavorano molto. Un giorno lei va con un altro: un medico, quarantenne. Succede. Lo scultore e il medico frequentano la stessa piscina; tra i due nasce un rapporto. Succede.
Questo è Drei: una storia d’amore bisessuale, un racconto tenuto in piedi dal solo gioco delle coincidenze. La coppia diventa un trio: senza questa soluzione il film andrebbe da tutt’altra parte, verso direzioni che forse abbiamo già visto. Sarebbe un film tragico, baciapile, una purea di rotture di tabù: lo sdoganamento della depravazione, il sesso tra cowboy, la psichiatria; con un contesto culturalmente lontano per fare vedere una cosa possibile, normale, che succede ovunque, oggi, in una grande città in mezzo all’Europa. Ma stavolta il caso gira, funziona tutto, il succo è presto fatto: c’è l’amore a tre, andiamo avanti, su. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, venerdì 30 dicembre 2011, alle 23:51 | Orsi d'argento
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sabato 24 dicembre 2011

#jauchzetfrohlocket

Cito a capocchia:
«Non so se Dio esista, ma posso affermare con certezza che JS Bach è esistito». Mauricio Kagel (24.12.1931 — 18.09.2008)

Mettete forte. Auguri.


PEZZO DI Tommaso Lana, sabato 24 dicembre 2011, alle 17:19 | Mucke
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venerdì 23 dicembre 2011

«Serviamo il numero: 02»

Christian Wulff è il presidente della Repubblica Federale Tedesca. Da qualche giorno si parla molto di lui per via di un prestito, un credito privato concesso da un amico per comprare casa, anni fa. In realtà la cosa è molto più complessa, ma non serve molto approfondire, ché bastano queste informazioni per capire lo scandalo e andare avanti.
«Il presidente della repubblica deve tagliare nastri e fare bei discorsi, quando le cose vanno bene; è il primo cittadino, ma anche l’ultimo, quando la democrazia e il diritto sono in pericolo». Questa roba si impara a scuola, alle elementari, lo sanno tutti. Da qualche parte c’è anche scritto che se sei un politico e accetti dei soldi — seppur in via del tutto privata — ti rendi autore di una forma di finanziamento illecito al partito che rappresenti. Se sei un politico e fai anche il presidente della repubblica poi, con questo gesto metti in pericolo la democrazia e il diritto, visto che sei il primo garante.
Poi ognuno ha i suoi giri e il candore immacolato non esiste, ma di fondo questa è la regola e se non la rispetti i concittadini ti randellano, ché viene a mancare la base del rapporto sopra e sotto: la fiducia.
Christian Wulff ieri ha parlato in televisione, si è scusato per aver mancato di trasparenza e ha dichiarato di voler restare in carica. Forse si è dimenticato dell’etica protestante, del calvinismo politico e dei trattamenti pece e piume che generalmente riserva l’opinione pubblica all’uomo che sgarra; e va be’.

Gesine Schwan è una politologa tedesca. E una numero due, nel senso che è stata la candidata dei partiti di sinistra alla presidenza della repubblica per due tornate e a entrambi i giri non ha vinto per pochi voti di scarto. L’altro giorno ha scritto un pezzone sulla F.A.Z. (ah, la F.A.Z.): una cosa meravigliosa sulla fiducia. Gesine Schwan ha randellato forte, pur restando sobria, accademica; sia contro lo stile politico di Angela Merkel che contro l’atteggiamento della Germania in Europa: l’uno è causa dell’altro, dice, e parte dal fidarsi, o meglio: dal diffidare.
Gesine Schwan in quel pezzo fa una cavalcata in Allegro con Fuoco, va dritta così, dall’inizio alla fine: la signora Merkel, dice — sto parafrasando per evitare una purea noiosa — agisce da sola perché non si fida: né dei propri colleghi di partito, né dei politici degli altri stati dell’Unione Europea. Confonde l’opportunità con l’opportunismo, a dimostrazione della scarsa attitudine a fidarsi delle proposte o dell’operato di altri. Insomma: un assedio colto e civile nello spazio di due colonne. E’ la prima volta che leggo una critica così diretta alla Merkel, al suo modo di essere; come un editoriale di Günter Grass su Helmut Kohl o una strigliata a Margareth Tatcher: pulita, coraggiosa, concisa, appassionata, consapevole. Bacchettate, con questo finale: «Ma la democrazia senza un minimo di fiducia perde di fondamento, anche in Europa». Come dire: «zia, io te l’ho detto».
Poi, in realtà, nelle parti in cui Gesine Schwan parla di mercati e macroeconomia si nota che non è roba sua: c’è un po’ di postmarxismo accademico, un po’ di utopia, troppa onestà. Ma per tagliare nastri, fare bei discorsi e tutelare la democrazia e il diritto, tipo, andrebbe benissimo anche così; per succedere a quell’altro, dico.


PEZZO DI Tommaso Lana, venerdì 23 dicembre 2011, alle 12:04 | Roba politica
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giovedì 22 dicembre 2011

La teoria dei colori

Niente, ero a Milano, alla Stazione Centrale, di primo pomeriggio. Cercavo un quotidiano, tedesco, uno buono, che son via già da un giorno e mezzo, a casa, da casa, all’estero, boh; la Süddeutsche Zeitung magari. Ma niente, finite tutte; «c’è Bild» dice l’edicolante. «No, grazie» rispondo, con un accento che non so da dove venga. Poi trovo la Frankfurter Allgemeine Zeitung. «Ah si, la F.A.Z., i conservatori, be’, bene», penso. Pago, «dueottanta», sorrido: «mia». Ecco, ora so come sarà il mio viaggio. Per leggere la F.A.Z. ci vuole un rito, bisogna sapersi immedesimare nello stereotipo del suo lettore medio, calarsi nella parte. Salgo sul mio treno; ripongo lo zaino, lascio la F.A.Z. sul tavolino, inizio.

Ho una casa monofamigliare, 2 piani con mansarda. Sul retro c’è una veranda che si apre su un quadrato di verde con l’orto, un melo e un ciliegio; là in fondo il terreno finisce col canale. Ci ho messo anche un attracco: per gli amici, chissà. Dall’altra parte, all’ingresso, sul viale che porta al garage è parcheggiata una Mercedes nera. Ho sollevato i tergicristalli: così, dovesse nevicare, le spazzole non si rovineranno. Mi siedo in veranda per fare colazione, ho addosso un accappatoio bianco, c’è profumo di caffè. Apro la mia copia della F.A.Z. che ricevo in abbonamento dal ’74, ogni giorno tranne la domenica, diligentemente ripiegata in quattro da chissà chi e riposta con cura verso le 5 e 30 di ogni mattina nella mia casella.

Sì, se la si legge con questo spirito, a volte la F.A.Z. viene meglio. E’ un gran quotidiano, conservatore, lo so: averne. In treno ho aperto la mia copia, ma non sono andato oltre la prima pagina, ché solo a concentrarmi sulla foto mi sono lasciato ipnotizzare dall’effetto treno e mi è venuto in mente un film, un corto non bello, che fa parte di un lungometraggio a episodi riuscito solo in parte. Si chiama Fraktur, ‘Frattura’, ed è uno dei pezzi di Deutschland 09 – 13 kurze Filme zur Lage der Nation (cioè ‘Germania ’09 – 13 cortometraggi sullo stato della nazione’), «una bella idea, in fondo», penso: «raccontarsi come si sta in un film, nel senso di società, di nazione, di espressione di una cultura, almeno provarci, far vedere cosa ne esce». Il compilation-movie è uscito due anni fa abbondanti: questo posto non c’era ancora per raccontarlo; probabilmente lo avrei randellato. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, giovedì 22 dicembre 2011, alle 11:24 | scarti
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domenica 18 dicembre 2011

Winterpause

OFC Kickers Offenbach — 1.FC Heidenheim, 1 : 0 ( 1 : 0 )
Classifica:
1. Jahn Regensburg 38
2. SV Sandhausen 37
3. 1.FC Saarbrücken 32
3. OFC Kickers Offenbach 32

Be’, dai: siamo terzi. Il Sandhausen ha una partita in meno, si ricomincia il 21 gennaio. Alé.


PEZZO DI Tommaso Lana, domenica 18 dicembre 2011, alle 20:34 | Kigäääs!
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mercoledì 14 dicembre 2011

Questione di barba e capelli (ma soprattutto capelli)

Lunedì sono successe due cose importanti di politica che riguardano internet. Una è finita sui giornali, alla tele, sui blog, ovunque; l’altra anche, ma proprio poco, un’ombra, niente a confronto. Partiamo da questa.
Commissione parlamentare d’inchiesta “Internet e Società Digitale”, Berlino, 12 dicembre, pomeriggio. Al Bundestag c’è una cosa che si chiama così; ha aperto quasi due anni fa. A fine lavori, tra un anno, i parlamentari della Commissione vogliono avere in mano una serie di proposte per delle nuove politiche economiche e sociali che partano dalla rete. La Commissione ha un sito ben fatto, chiaro, facile da usare, con un archivio delle questioni dibattute e una mediateca: una cosa trasparente, servizio pubblico. I politici di questa Commissione vedono in internet una risorsa, ma, in buona parte, ammettono anche il proprio stato di quasi analfabetismo informatico; e non stanno lì a cantarsela e suonarsela o a far finta di leggere il Wired: invitano gente da fuori che li faccia capire. L’altro giorno hanno chiamato a referto imprenditori, professori e nerd vari per raccogliere informazioni utili ad affrontare in sede politico-economica il tema del finanziamento delle start up, per dire.

La seduta era pubblica, si poteva seguire in streaming mentre un account ufficiale della Commissione protocollava via Twitter. Insomma, è andato in scena un momento di democrazia digitale, bello, serio, senza fronzoli: uno spettacolo (si può rivedere qui; sì, c’è il problema della lingua, lo so). Nelle tre ore a disposizione i politici hanno fatto domande precise, serie, niente pourparler, e hanno dato al pubblico la possibilità di farne delle altre, più specifiche ancora. I nomi degli interrogati non dicono nulla a chi vive fuori di qua, ed è un peccato, ché i libri di Gunter Dueck sulla società degli utenti, le osservazioni di Ruth Stock-Homburg sulla competenza mediatica nella vita privata o le idee di Heiko Hebig su come iniziare a fare impresa in rete sono cose buone per chiunque, anche fuori dai maledetti confini. Questi tre, più altri tre che conosco meno, rispondevano — con calma, utilizzando termini comprensibili a chiunque — a tutte le domande sul mondo dell’economia nel digitale e sul lavoro oggi, ché i tempi del web sono ‘oggi’, già da un bel po’.
Poi — e sai quando ti ricapita — gli esperti hanno provato a togliersi due o tre sassi dalle scarpe: a dirla proprio tutta, e sono riusciti a trasformare la seduta in una lezione pubblica di economia, e anche di coraggio. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, mercoledì 14 dicembre 2011, alle 13:41 | Roba politica
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lunedì 12 dicembre 2011

Che cos’è l’integrazione II

Suona un citofono.
M. Sonneborn – Ente per la Denazificazione, avremmo un paio di domande da farle.
Aprono. In cucina, con la telecamera.
M. Sonneborn – Quale politico ha arrecato più danno al popolo tedesco: Hitler, Adenauer, Willy Brandt, Helmut Kohl?
Intervistato – Be’ Hitler; anche se un piccolo Adolf potrebbe ancora servirci.
M. Sonneborn – Potremmo di nuovo avere bisogno di un piccolo Adolf?
Intervistato – Sì, eh, credo di sì.
M. Sonneborn – Cosa potrebbe migliorare?
Intervistato – Tante cose potrebbero migliorare.
M. Sonneborn – Cosa dovrebbe fare?
Intervistato – Be’, se ci fosse stato Hitler non avremmo tutto quello che succede oggi con gli stranieri. L’avrebbe abolito.
M. Sonneborn – Cosa avrebbe fatto Hitler con gli stranieri?
Intervistato – Non lo so: li avrebbe lasciati lì da dove vengono oppure li avrebbe spediti da qualche parte a.. [un suono copre la fine della frase, seguono parole confuse] – Avremmo bisogno di uno che facesse un pochettino d’ordine.
M. Sonneborn – Si riferisce a Guttenberg?
Intervistato – Per esempio. [parole confuse] – Ma che razza di questionario mi sta proponendo lei?
M. Sonneborn – E’ quello dell’Ente per la Denazificazione: perché ci sono ancora troppi nazisti.
Intervistato – Nazisti?
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PEZZO DI Tommaso Lana, lunedì 12 dicembre 2011, alle 09:06 | Telefunken
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domenica 11 dicembre 2011

Buttarla via

SV Sandhausen — OFC Kickers Offenbach, 1 : 1 ( 0 : 1 )
Classifica:
1. Jahn Regensburg 37
2. SV Sandhausen 37
3. 1.FC Saarbrücken 32
6. OFC Kickers Offenbach 29


PEZZO DI Tommaso Lana, domenica 11 dicembre 2011, alle 20:18 | Kigäääs!
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martedì 6 dicembre 2011

Il trucco del far pena

Prosegue da qui.
Il libro-intervista dell’ex ministro Guttenberg è uscito da una settimana, non è ancora tra i primi 25 in classifica, praticamente lo ha già stroncato tutta la stampa ed è stato talmente bersagliato che alla tele c’è anche chi — è andata proprio così — ci ha vomitato dentro durante un programma di satira molto noto.
Se trovasse un editore italiano il libro si intitolerebbe Si sbaglia una volta sola, oppure La prima e ultima volta, una cosa del genere: ecco, sarebbe uno slogan perfetto per il videowall di Porta a Porta.
Però, visto che si va avanti da una settimana a parlare, anche in questo posto, di una cosa semplicemente brutta, mi viene da pensare che il signor Guttenberg abbia vinto, o quantomeno che la sua strategia di ritorno alla vita pubblica stia vincendo.

Riassunto del libro
. L’ex ministro della difesa della Repubblica Federale Tedesca Karl-Theodor zu Guttenberg racconta al caporedattore di un settimanale importante, letto prevalentemente da gente colta, di sinistra, a volte un po’ démodé — Die Zeit — delle accuse di plagio e di come fosse sommerso da mille impegni mentre scriveva la sua tesi di dottorato; per questo motivo è scattato lo scopiazzamento, per riuscire a finire in tempo; lui ha un’etica, è un uomo d’onore, non è stato educato a fregare la roba degli altri, lui che è nobile: ha commesso un errore, ma non voleva. Poi racconta cose di vita privata, passioni musicali, le mescola con aneddoti di vita politica, parla del suo cambio d’immagine, delle cose private. Una bella chiacchierata da divano di Domenica In in formato libro: tutta scena. E poi ogni dieci pagine, come un disco rotto, l’errore: «insostenibile», «imperdonabile», «scandaloso», «indicibile».

Le randellate a questo libro «penoso», questa è la parola più usata sui giornali, vengono da ogni lato; il più duro è stato il critico della Frankfurter Allgemeine Zeitung che si è preso uno spazio per colpire l’autore predendolo di petto: Eckart Lohse ha semplificato il libro-intervista citando due risposte a effetto totalmente prive di senso dell’ex ministro concludendo: «Guttenberg non ha affatto perso l’attitudine a dire sciocchezze». Liquidato, randellato, pece e piume, fine. Forse.

Qui nessuno si immagina che uno (politico di professione, ricco, famoso, «bello» dicono) che fa pena, «che dice sciocchezze» in un libro scritto per diventare un best-seller del supermercato abbia calcolato che, forse, ‘far pena’ sia un modo per far sfogare tutti quelli che ce l’hanno con lui e poi, quando hanno finito, di riprendere la parola e tenersela, magari per un bel po’.

Vietato suggerire.


PEZZO DI Tommaso Lana, martedì 6 dicembre 2011, alle 19:47 | scarti
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