lunedì 30 gennaio 2012

Il problema del futuro radioso

Ci sono delle storie, e dei grandi casini, che andrebbero raccontati più spesso. Magari solo per disfarsi dei cliché inutili, giusto per sentirsi un po’ più parte del tutto. In quella degli ultimi giorni non c’entrano le banche, né il presidente Wulff e nemmeno il baraccone messo in piedi dall’inviato di Repubblica e pompato a capocchia da altri.
Non si parla di Merkel e di menate più o meno capite, enfatizzate o distorte riguardanti questo personaggio parecchio imperscrutabile e il suo progetto politico; tocca invece riprendere in mano Der Spiegel, ma, lo assicuro, per tutt’altra ragione.
È una cosa lunga, complessa; viene da un altro mondo, proprio qua dietro l’angolo. Provo a raccontarla, se avete tempo, così.

Personaggi e/o istituzioni coinvolti
Sigmar Gabriel: segretario di un partito socialdemocratico con una grande tradizione alle spalle (SPD) ultimamente un po’ in difficoltà.
Die Linke: un partito di sinistra alla perenne ricerca di una fisionomia.
Hans-Peter Friedrich: un ministro degli interni, attualmente in carica.
Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione (BfV): su Twitter si presenta così: «Noi non pediniamo, osserviamo soltanto». Sono una versione civile, cioè non militare, dei servizi segreti, quasi.

Scena Prima – L’antefatto di cronaca
Verso la fine del 2011 si scopre l’esistenza di un gruppo terrorista di estrema destra: ha assassinato alcuni migranti e una agente di polizia. La serie di omicidi è iniziata nel 2000, le indagini hanno avuto esiti controversi e solo dopo il suicidio di due dei tre terroristi in seguito a una rapina finita male si è riusciti a collegare i casi.
Dopo aver individuato il gruppo, la polizia scopre che i terroristi erano stati a libro paga dell’Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione (da qui in avanti BfV) per aver svolto l’attività di informatori su cose inerenti alla scena della destra radicale. Si è anche valutato che, forse, qualcuno delle istituzioni, non del BfV, fosse da tempo al corrente dei piani dei terroristi, però non è mai intervenuto.
La bufera attorno al caso ma soprattutto attorno alla provenienza di alcuni informatori del BfV — per intenderci, neonazisti pagati dallo stato — ha occupato molti spazi di dibattito e critica.
In Italia nel frattempo si era agli ultimi giorni del governo Berlusconi, non c’erano occhi per altro e forse è stato un bene così. Continua a leggere >



domenica 29 gennaio 2012

Roba da chiodi

OFC Kickers Offenbach — Chemnitzer FC, 0 : 1 ( 0 : 1 )
Classifica:
1. SV Sandhausen 40
2. Jahn Regensburg 38
3. VfR Aalen 37
7. OFC Kickers Offenbach 32 (una partita in meno)

(Perdere su autogol nel giorno in cui si inaugura lo stadio rinnovato)


PEZZO DI Tommaso Lana, domenica 29 gennaio 2012, alle 20:36 | Kigäääs!
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venerdì 27 gennaio 2012

Una cosa bella che è finita oggi

Oggi alla radio è andato in onda per l’ultima volta un programma semplicemente geniale. Era fatto solo di risposte al telefono, raccolte in maniera concisa ed eterogenea e messe in onda senza manipolarne il contenuto in tre minuti, tre, di radio: cioè niente. Funzionava così: c’era un argomento — di attualità, di politica, di vita pratica — portato all’essenza, condensato in una sola parola chiave (il futuro, il raduno di classe, il traffico, l’euro) che veniva proposto al telefono a un campione di persone molto ampio e rappresentativo: quelli, non tutti è ovvio, che portano il cognome più diffuso in tutta la Germania, i Müller.
Ecco, Mensch Müller era grande radio fatta con niente, è sentire i punti di vista della gente montati ad arte per lasciare, in tre minuti, la possibilità di ascoltare e anche di reagire: lì, con la tazza di caffè, in macchina, davanti alla radio. Lo spazio per pensare, sorridere, magari anche indignarsi era dato dalle pause tra le risposte degli interlocutori: una serie di momenti riempiti con i messaggi delle segreterie telefoniche dei vari signori Müller che non erano in casa. Voci meccaniche, che dicono le stesse cose ma appartengono a tante storie diverse.
Mensch Müller lo hanno scritto e fatto un autore e uno scrittore, Matthias Baxmann e Matthias Eckoldt. Il programma è andato in onda per quattro anni esatti, ogni venerdì alle sette e quaranta del mattino su Deutschlandradio Kultur. Era una cosa bella, mi mancherà.

Qui ci sono i podcast: dall’RSS o su iTunes.


PEZZO DI Tommaso Lana, venerdì 27 gennaio 2012, alle 22:31 | Telefunken
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martedì 24 gennaio 2012

Ométti soli al comando

Dieci giorni fa è affondata una nave da crociera. In giro ce ne sono diciotto più grandi e trecento più piccole di quella; la gente ci passa le vacanze, serena. Nei primi anni ’80 ZDF — microfoni arancioni — decise di produrre una serie tv su una di queste navi: Das Traumschiff (‘La nave dei sogni’ o ‘da sogno’). La fanno ancora. Funziona così: su un set pubblicitario di un tour operator si svolgono le storie di un paese galleggiante. Ci sono un equipaggio gentile, le persone normali, i chiattoni, i cantanti, i vip; una specie di mondo equiparato e felice, ché in barca si è tutti uguali. È tutto uno sciacquìo, un trionfo di garriti e tintinni.
Nessuna tv straniera a parte quella ungherese ha mai comprato e tradotto la serie, anche perché c’era già The Love Boat. Qui invece l’hanno vista in tanti: nell’84 un episodio superò i 25 milioni di spettatori in una sola serata. Gli appassionati hanno fatto da vero traino non solo alla versione ‘gita fuori porta’ del genere cinematografico dell’Heimatfilm, dove è tutto una meraviglia di alpeggi, laghetti, castelli e famiglie felici, ma direttamente all’intero settore vacanziero portuario barcarolo. La promozione, in formato film per la televisione, ha creato il luogo comune molto amato della vacanza da sogno. Insomma, in Germania la crociera fa parte della cultura del tempo libero già da qualche decennio.
Sulla nave che è affondata al Giglio in mezzo a tutti quanti c’erano 569 passeggeri tedeschi. Il numero basta, visto l’argomento così caro da queste parti, per muovere un pezzo importante dell’informazione e dell’opinione pubblica. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, martedì 24 gennaio 2012, alle 14:31 | scarti
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domenica 22 gennaio 2012

L’impraticabilità

SpVgg Unterhaching — OFC Kickers Offenbach, — : — ( — : — )


PEZZO DI Tommaso Lana, domenica 22 gennaio 2012, alle 20:23 | Kigäääs!
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giovedì 19 gennaio 2012

Intervallo (con pioggia)

Questa piccola meraviglia è interpretata da Finn. e Dirk von Lowtzow.
Qui c’è l’originale degli Everly Brothers.

(via @bosch)


PEZZO DI Tommaso Lana, giovedì 19 gennaio 2012, alle 09:14 | Mucke
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martedì 17 gennaio 2012

Perché è un bravo ragazzo

Questo posto esiste da un anno. È un affare di nicchia, ma lo hanno già letto in un po’. Grazie per i consigli, le domande, le critiche.
Il titolare va avanti a farlo, perché si diverte e ci crede. Parecchio.
Voi continuate a leggerlo, che il ragazzo si farà.


PEZZO DI Tommaso Lana, martedì 17 gennaio 2012, alle 07:48 | scarti


venerdì 13 gennaio 2012

Geniale, pescecanissimo

Ieri sera è andata in onda la prima puntata di un nuovo casting show da cui uscirà il candidato tedesco per l’Eurofestival. Per chi è appassionato di ‘ste cose, tipo il titolare qui, una meraviglia. L’Eurovision Song Contest è la più grande baracconata del circuito dell’Eurovisione e zone limitrofe. È il campionato europeo della canzone pop. La Germania, che in fondo è un paese parecchio tamarro, se si eccettua il ’96 non ha mai mancato un’edizione da quando esiste il concorso, iscrivendo quasi sempre cantanti con parecchi successi all’attivo. A un certo punto sono arrivati i vincitori dei casting show; questa volta ne hanno messo in piedi uno appositamente per scegliere chi, a fine maggio, andrà a cantare a Baku.
Baku è la capitale dell’Azerbaigian, si trova sotto il livello del mare e ci vivono poco più di 2 milioni di persone. Si va lì dai petrolieri a fare l’Eurofestival perché l’anno scorso il duo azero Ell & Nikki ha vinto l’edizione 2011 con questo prodotto.
Oggi sull’edizione online di Der Spiegel è uscito un pezzo di Hannah Pilarczyk che massacra il nuovo programma di casting per la finale di Baku. Secondo me, perché non lo ha capito. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, venerdì 13 gennaio 2012, alle 23:03 | Telefunken
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giovedì 12 gennaio 2012

«In realtà purtroppo il Corsera oggi…

…ha ripubblicato integralmente l’intervista».
Questo è il pezzo che ho scritto per Linkiesta sull’intervista di Thomas Schmid a Mario Monti. Sono arrivato tardi. Va be’. Giusto per gli amici e la mamma.

Berlino – Ieri Die Welt, un quotidiano del gruppo Axel Springer, ha pubblicato sull’edizione online del giornale un’intervista dell’editore Thomas Schmid al Presidente del Consiglio Mario Monti.
L’intervista è molto lunga, articolata e, in alcuni passaggi, direi strategica. Il titolo del pezzo prende spunto da una delle risposte che Monti ha dato a Schmid:
‘Perché l’Italia dovrebbe assomigliare di più alla Germania’.
Complice uno stile d’inchiesta differente rispetto a quello dei giornalisti italiani, semplicemente per una questione di prospettiva, il Presidente Monti ha dato alcune risposte che difficilmente si leggerebbero sui quotidiani italiani. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, giovedì 12 gennaio 2012, alle 18:17 | Roba politica
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mercoledì 11 gennaio 2012

Quelli della stampa della circonvalla

Il termine ‘boulevard’ viene dall’olandese medievale ‘bulwerke’. In Francia chiamano così le ampie strade di raccordo che circondano il centro o una parte di una città; noi le chiamiamo circolari, circonferenze, circonvallazioni e così via. Poco più di un secolo fa, nelle metropoli europee, quando i quotidiani si compravano solo in abbonamento, sui boulevard — per strada — iniziò la prima vendita diretta di giornali popolari; il nuovo settore editoriale fece rapidamente il botto. Da allora il giornalismo del tabloid popolare fa parte della storia della cultura di molti paesi. Da noi, in Italia, i tabloid popolari fatti come quelli anglosassoni o dell’Europa centrale non esistono, così come non si bevono infusi dal mattino alla sera, non si fa il caffè con lo scalda acqua elettrico e non si mangiano salsicce lessate mentre si sfoglia il giornale stando appoggiati a dei tavoli rotondi fatti per stare in piedi.

La casa editrice e società per azioni Axel Springer, un’azienda di Amburgo che ha sede ufficiale a Berlino è, piaccia o no, la più grande industria culturale del paese. Pubblica parecchi settimanali molto noti e molto amati da un pubblico enorme di lettori, svariati quotidiani locali, alcuni quotidiani nazionali, tra cui Die Welt e Die Welt am Sonntag, e poi Bild, il tabloid popolare (in tedesco ‘Boulevardzeitung’, appunto) con la tiratura più alta d’Europa.

I prodotti editoriali di Axel Springer raggiungono quotidianamente milioni di persone: più massa, teleutenti e gente semplice che laureati e ceto medio con un diploma superiore — tanto per fare un quadro molto generico ma abbastanza tranchant. L’omonimo fondatore, Axel Springer, è morto nel 1985 dopo aver costruito un impero della carta stampata ed essere stato una specie di scaltro cavalier servente del piano Marshall: era filoamericano in anni in cui esserlo aveva un significato politico ben preciso, anticomunista (sui suoi giornali per convenzione “DDR” si scriveva proprio così, tra virgolette) e dalla parte di Israele, sempre e comunque. La stampa di Axel Springer, soprattutto per il sensazionalismo gretto della Bild che fa ombra su altri prodotti della stessa casa decisamente più alti, è considerata da decenni il simbolo del nazionalpopolare, dell’intrattenimento conservatore, del lavaggio del cervello dei semplici. In gran parte è proprio così.
(Ma quando decolla ‘sto pezzo?) Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, mercoledì 11 gennaio 2012, alle 12:46 | scarti
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