venerdì 5 agosto 2011

Al posto di manovra (4 e poi basta)

In questo post tutti i nomi propri possono anche restare senza volto, tranne uno. Il protagonista di questo pezzo si chiama Horst Seehofer, fa il governatore della Baviera.
Un giornalista ha scritto un articolo sul suo stile politico e ha vinto un premio. Ma poi glielo hanno revocato.
(Segue da qui).


Al posto di manovra 4

A un certo punto Michael Glos non ha più avuto voglia di stare agli scherzi. Era capogruppo della CSU, poi Edmund Stoiber lo fece diventare ministro delle finanze, ma aveva un’aria così triste; brancolava per Berlino come un presidente di provincia che si è perso nella politica che conta.
Adesso se ne sta rinchiuso in uno stanzino un piano sopra la Società Parlamentare
(una specie di garante dei rapporti interparlamentari) tutto raggrinzito; è diventato così da quando non è più ministro.
La giacca sembra troppo larga e gli pende all’altezza delle spalle. «Sono il servo di Mißfelder, adesso», dice. Ride a squarciagola, sembra Barney Rubble dei Flinstones. Philipp Mißfelder ha trent’anni ed è portavoce della CDU per gli affari esteri. Glos a dicembre ne farà 66 ed è un semplice membro della commissione esteri. Michael Glos da sempre considera Horst Seehofer assolutamente inadatto a guidare un partito.
Certamente lo invidia per il suo talento oratorio, ma conosce troppo bene anche la sua attitudine a vendicarsi con tutti quelli che hanno fatto ostacolo al suo incedere. «Se ricevete una medaglia, prenderete anche il suo rovescio». Glos sa bene come è fatto il rovescio di Seehofer. Sono rivali da una vita.

Quando Seehofer fu eletto alla presidenza del partito, a Glos rimase come ultima arma il licenziamento, trovò molto meglio sacrificare la propria posizione piuttosto che passare una vita alle sue dipendenze. Un sabato, mentre Seehofer partecipava ad una seduta del consiglio di sicurezza a Monaco di Baviera, gli recapitarono la notizia dell’abbandono di Glos dai suoi incarichi istituzionali. Quella comunicazione arrivava senza preavviso e gli rovinò l’intero fine settimana. Glos gongola ancora oggi, quando ci ripensa. «A Horst non piace per niente se uno che si trova sulla sua graticola, di punto in bianco, prende e se ne va».

Di gente come Glos ce n’è tanta, gente per cui non c’è spazio nel mondo di Seehofer. Un altro di questi è Thomas Goppel, l’ex assessore alla ricerca scientifica della Baviera; nella lista c’è anche l’ex presidente del Consiglio Regionale bavarese Eberhard Sinner.

La cosa interessante è il modo di fare che ha Seehofer con i suoi nemici del tempo che fu. Lui non si sforza affatto per cercare di riconcigliarsi. Troppo facile, lui è al potere e loro sono comunque confinati ai margini; Seehofer li osserva come farebbe un generale vittorioso, li chiama “il mio lazzaretto” e ridacchia. Se si assiste a questa scena, viene da pensare automaticamente ad una sala piena di degenti con delle bende insanguinate attorno alla testa.

Non c’è nessuno che possa tenerlo a freno. Praticamente ogni politico di fama ha uno o due consulenti che possono anche esprimersi in pubblico se si presenta l’occasione. Angela Merkel dà ascolto alla sua direttrice di gabinetto Beate Baumann, Roland Koch ha il suo portavoce Dirk Metz.
Una delle sofferenze di chi fa politica è la tutela della propria grandezza, sia con cortei di auto e sirene della polizia, sia evitando di venire a contatto con i giornalisti che da una parola detta costruiscono milioni di discorsi e si attaccano ad ogni malignità che si desidera nascondere. E’ difficile non immischiarsi, per questo ci sono i consulenti
(nell’originale questa relativa manca perché in tedesco basta il pathos della principale, a volte).

Ma Seehofer non ha nessuno, è solo, al posto di manovra al Palazzo della Regione. Quando faceva il ministro della sanità, a Bonn, era capace anche di fare interrompere le ferie al suo consigliere di gabinetto Manfred Lang solo per farsi spiegare un dettaglio poco chiaro della riforma sanitaria.
Al ministero dell’agricoltura, a Berlino, la sua portavoce Ulrike Hinrichs aveva una giornata lavorativa lunga quanto lo è solo quella di un dipendente di una fabbrica tessile indiana. Erano dei servi, magari con le sue stesse idee, ma dei servi.

Alla fine ha sempre respinto i suoi uomini di fiducia, con un modo di fare da Narciso, che adora sottrarre i favori alla stessa velocità con cui li ha distribuiti, il tutto senza dare una parola di spiegazione. L’ultimo della serie è stato Martin Neumeyer, che gli faceva da consulente nei primi mesi da governatore in Baviera; quando decise di disfarsene, lo salutò con una ‘battuta’ confezionata per lui. Durante una piccola festa d’addio, Neumeyer fece un discorso per salutare personalmente i propri colleghi. Alla fine dell’intervento Seehofer esclama: «Signor Neumeyer, questo non era un pensiero d’addio, lei ha appena tenuto un discorso come fosse al governo!»

A fine aprile (2010) Seehofer parte per un viaggio in Cina con uno stuolo di gente al seguito, tra questi c’è anche la moglie Karin. Per l’inizio del viaggio è pianificata una visita a piazza Tienanmen, tutti i fotografi gli chiedono una foto di coppia sotto all’imponente ritratto di Mao. Seehofer si gira verso il mucchio e dice: «Ma dov’è la Karin? Karin vieni, vogliono una foto». I due si mettono in posa, e fanno anche un sorriso, poi Seehofer dà una pacca sulla spalla della moglie che scompare di nuovo nella massa di gente da cui si era allontanata.

Alla sera Seehofer è in albergo e si intrattiene con la delegazione economica della Baviera e alcuni giornalisti, Karin Seehofer di norma aspetta in un’altra stanza. Quando ha sonno fa un cenno ad un uomo della sicurezza e gli dice: «Signor Wiedemann, non mi avete ancora portato la mia signora». Da quel momento sembra che Seehofer indossi una sorta di corazza, niente può più raggiungerlo, né gli accenni dei suoi colleghi di partito, né l’indifferenza esibita in pubblico nei confronti della sua vita matrimonale. Karin Seehofer ormai si è fatta una ragione, sapeva che suo marito aveva una relazione con Annette Fröhlich, una ex dipendente in parlamento; lo ha semplicemente aspettato, fino a quando dopo lunghi mesi di indecisione lui è tornato da lei. Adesso sembrano una coppia tenuta insieme dagli obblighi istituzionali, lui è il governatore, lei la first lady. Questo deve bastare. A volte durante il viaggio in Cina, quando la moglie tornava dal programma per le signore, le metteva una mano sulla spalla. Un piccolo gesto d’affetto che le braccia non riuscivano a seguire restando attaccate al corpo, ciondoloni.

Ora deve uscire, deve andare dal popolo. E’ rimasto seduto tre ore nel municipio di Kempten, c’era una seduta del governo regionale in trasferta nella provincia bavarese sul cablaggio a banda larga della Svevia; blanda politica locale. Dall’altro lato del piazzale del comune delle persone lo guardano con occhi socchiusi dal sole di mezzogiorno. «Come va?», irrompe Seehofer. Silenzio. «Bello qui, no?», aggiunge. Delle teste silenziose accennano una conferma. Poi gli passa davanti un ometto con una pancia che sembra un pallone e gli chiede se è dimagrito. «Di dieci chili!» esclama Seehofer e soddisfatto si accarezza il ventre. Poi parte una chiacchierata piacevole sui sacrifici della dieta per gente un po’ avanti con l’età; per un istante Seehofer non è più lì a rappresentare il suo ruolo di governatore, è una persona qualsiasi che combatte contro le sue maniglie adipose.
Risate. «Statemi bene» esclama Seehofer e stringe mani prima di andarsene. Sale in macchina.
Per un breve momento pare che abbia ancora un obiettivo, sembra quasi che non faccia solo politica per fare piacere a sé stesso e alla sua boria. «Il mio vero alleato è il popolo», diceva sovente quando era un semplice deputato nella capitale.
Estrae dei fazzolettini disinfettanti al limone dal portaoggetti della sua berlina. Si passa con cura i palmi delle mani. Sembra quasi che voglia sciacquarsi dal contatto con la gente.

Le prime tre parti di questo articolo sono qua: una, due e tre.
La traduzione è mia e non autorizzata. Non fate cagate. Grazie.


PEZZO DI Tommaso Lana, venerdì 5 agosto 2011, alle 09:17 | scarti
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