sabato 24 novembre 2012

Ribbaltatori di ribbaltamenti

In questo periodo dell’anno la domenica sera è consacrata alla replica della puntata di X Factor, l’edizione italiana. Poi a un certo punto, verso le 22, mi serve un secondo televisore per non perdere un talk show politico tedesco molto seguito, soprattutto per il calibro degli ospiti e la popolarità del conduttore.
Mentre sull’altro schermo c’è il garone dei cantanti e i giudici fanno il varietà, nel salotto di fianco non succede mai gran che. Però il format funziona: il velo di retorica populista voluto dal moderatore per tenere dentro il maggior numero possibile di spettatori stimola un passabile alterco da divano e l’intelligenza del padrone di casa nel gestire gli ospiti permette a quell’ora di programma di scorrere in modo sensato almeno tra un capo e una coda; insomma, averne.
Al di là di qualche battuta e di momenti di ironia tipica della dialettica di questo pezzo di mondo — mentre di là c’è uno di Monza che predica il nulla e tira in mezzo in maniera sublime — dentro alla televisione crucca languono le situazioni di verve e di confronto acceso; è domenica sera, domani si lavora: in quel programma nessun politico, seppur incalzato ad arte, riuscirà mai a battere per distacco gli astanti, a tramortire l’avversario con stile, a vincere. Questo forse è il grosso limite, o la caratteristica, degli show politici della televisione tedesca, in cui il molto talk e il timore reverenziale non lasciano niente allo spettacolo.
Se sei italiano, cioè il titolare qui, parli tedesco, sai che cosa gira alla tele da te e stravedi per certa televisione degli americani, be’ godi di questa pace eterna, delle belle parole e della gentilezza dei politici del luogo per tre mesi, poi vuoi vedere le randellate. Ho l’impressione che anche i tedeschi vogliano vedere le randellate: da circa 60 anni. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, sabato 24 novembre 2012, alle 17:05 | Telefunken
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giovedì 15 marzo 2012

Prendo solo il contorno, grazie

Dopo aver letto l’ennesimo pezzo molle e autoreferenziale (questa volta di Stefano Casertano su Linkiesta) — e Goethe e la «terra teutone» — in cui in pratica si dice: «ho capito i tedeschi e ora, cari italiani, ve li spiego in venti righe», il titolare di questo posto è sempre più felice di avere aperto questo spazio in cui, siorre e siorri (col megafono verrebbe meglio, mi rendo conto) loro possono trovare: oggetti di arredo, decorazioni pacchiane, tappezzerie floreali, cammei, cappelli, tendine ricamate e quant’altro; roba più o meno buona e altrettanto inutile, importata da uno spazio sociale, culturale ed economico che tutti, «ma cosa ci vuole, è una cagata», sanno spiegare in una paginetta: la Germania.

L’offerta del giorno è un programma tivù che fa acqua da tutte le parti, il Gottschalk Live: se ne parla sui tram, i critici riempiono i giornali da giorni, non se ne può più; è orrendo e anche geniale. Benvenuti.

Non si capisce come sia successo, ma il primo canale della televisione pubblica in Germania, ARD, è noto per essere diventato, con rare eccezioni, la tivù dei vecchi. Sul primo canale da anni danno roba da ospedale, da casa di riposo; la tele dei nonni. ARD — conosco un insider, me lo ha raccontato — ha un servizio clienti telefonico riservato agli utenti di televideo. Sì, il televideo, esiste ancora ed è, pare, una delle figate degli anziani: poter pispolare col telecomando e gioire di una tecnologia che si è riusciti a conoscere, padroneggiare, apprezzare e forse anche amare è una grande conquista. I nonni telefonano per segnalare i refusi, interagiscono, chiedono informazioni sui sottotitoli, si lamentano del contenuto delle notizie. Qualcuno li ascolta, spesso gira gli occhi all’insù, risponde con cortesia, ripete a voce più alta, scandendo bene. È servizio pubblico; è un mondo: esiste.

Ecco, c’è il problema che tra le sette e le otto di sera, prima che inizi il telegiornale, i telespettatori di ARD non guardano ARD. Chissà se sono già indaffarati a riporre dentiere, sistemare lunghe file di pillole sui comodini, prepararsi per la notte. Ci hanno provato con i quiz più baracconi, cambiando i conduttori, la tipologia di concorrenti, niente: quell’ora di televisione, per chi la fa, è diventata antieconomica.
Se si valuta che da regolamento, con le dovute eccezioni, il servizio pubblico in Germania non trasmette pubblicità dopo le ore venti, be’, serviva qualcuno che facesse il botto nella fascia oraria in cui si possono ancora fare affari. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, giovedì 15 marzo 2012, alle 19:05 | Telefunken
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sabato 11 febbraio 2012

Il bello della tv pop (in chiaro) degli altri

Ieri è andata in onda l’ultima puntata della prima edizione del talent show canterino The Voice of Germany. Una roba di una perfezione assoluta, l’intrattenimento come deve essere per funzionare: veloce, abbastanza tamarro, teatralissimo, sensato; un’anticamera ben arredata prima delle baracconate della tv country e un po’ sfigata del prime time tedesco del sabato sera.
Va così: di venerdì c’è qualità a pacchi su almeno tre, quattro canali; al sabato invece uscite, che è molto meglio.
The Voice of Germany è un’altra invenzione di Jon de Mol, l’originale si chiama The Voice; è andato in onda su SAT.1 e funzionava così: una giuria di cantanti professionisti seleziona dei concorrenti ascoltandoli soltanto, girata di spalle; quelli che passano il turno possono scegliere un giurato come coach e poi si fa un garone per riempire un po’ di puntate. Ospiti internazionali, duetti con i giurati, tutto perfetto, cori, sfide, voci incredibili, televoto a manetta.
Ha vinto la più brava, Ivy Quainoo. Adesso pigiate qui e mettete forte.


PEZZO DI Tommaso Lana, sabato 11 febbraio 2012, alle 19:23 | Telefunken
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venerdì 27 gennaio 2012

Una cosa bella che è finita oggi

Oggi alla radio è andato in onda per l’ultima volta un programma semplicemente geniale. Era fatto solo di risposte al telefono, raccolte in maniera concisa ed eterogenea e messe in onda senza manipolarne il contenuto in tre minuti, tre, di radio: cioè niente. Funzionava così: c’era un argomento — di attualità, di politica, di vita pratica — portato all’essenza, condensato in una sola parola chiave (il futuro, il raduno di classe, il traffico, l’euro) che veniva proposto al telefono a un campione di persone molto ampio e rappresentativo: quelli, non tutti è ovvio, che portano il cognome più diffuso in tutta la Germania, i Müller.
Ecco, Mensch Müller era grande radio fatta con niente, è sentire i punti di vista della gente montati ad arte per lasciare, in tre minuti, la possibilità di ascoltare e anche di reagire: lì, con la tazza di caffè, in macchina, davanti alla radio. Lo spazio per pensare, sorridere, magari anche indignarsi era dato dalle pause tra le risposte degli interlocutori: una serie di momenti riempiti con i messaggi delle segreterie telefoniche dei vari signori Müller che non erano in casa. Voci meccaniche, che dicono le stesse cose ma appartengono a tante storie diverse.
Mensch Müller lo hanno scritto e fatto un autore e uno scrittore, Matthias Baxmann e Matthias Eckoldt. Il programma è andato in onda per quattro anni esatti, ogni venerdì alle sette e quaranta del mattino su Deutschlandradio Kultur. Era una cosa bella, mi mancherà.

Qui ci sono i podcast: dall’RSS o su iTunes.


PEZZO DI Tommaso Lana, venerdì 27 gennaio 2012, alle 22:31 | Telefunken
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venerdì 13 gennaio 2012

Geniale, pescecanissimo

Ieri sera è andata in onda la prima puntata di un nuovo casting show da cui uscirà il candidato tedesco per l’Eurofestival. Per chi è appassionato di ‘ste cose, tipo il titolare qui, una meraviglia. L’Eurovision Song Contest è la più grande baracconata del circuito dell’Eurovisione e zone limitrofe. È il campionato europeo della canzone pop. La Germania, che in fondo è un paese parecchio tamarro, se si eccettua il ’96 non ha mai mancato un’edizione da quando esiste il concorso, iscrivendo quasi sempre cantanti con parecchi successi all’attivo. A un certo punto sono arrivati i vincitori dei casting show; questa volta ne hanno messo in piedi uno appositamente per scegliere chi, a fine maggio, andrà a cantare a Baku.
Baku è la capitale dell’Azerbaigian, si trova sotto il livello del mare e ci vivono poco più di 2 milioni di persone. Si va lì dai petrolieri a fare l’Eurofestival perché l’anno scorso il duo azero Ell & Nikki ha vinto l’edizione 2011 con questo prodotto.
Oggi sull’edizione online di Der Spiegel è uscito un pezzo di Hannah Pilarczyk che massacra il nuovo programma di casting per la finale di Baku. Secondo me, perché non lo ha capito. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, venerdì 13 gennaio 2012, alle 23:03 | Telefunken
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giovedì 5 gennaio 2012

Va bene: ci dica quanto è due alla meno uno

I fatti che hanno portato il Presidente della Repubblica Federale Tedesca in carica, Christian Wulff, a dover dare, ieri sera, un’intervista a reti pubbliche unificate ormai contano poco: ciò che pesa oggi, qui, è lo spettacolo di quell’intervista. Ieri alla tele è andato in scena il giornalismo, cioè una cosa bellissima, forte, dimenticata, che si vede poco, altrove.
È ovvio, venti minuti di dialogo con un presidente della repubblica sono preparati, ma il giornalista — lo dice Udo Gümpel, se siete a Roma e lo incontrate, portatelo in gloria su un baldacchino infiorato, grazie — ha sempre con sé anche la seconda domanda, quella che smaschera, che smuove la verità. Ieri Bettina Schausten di ZDF e Ulrich Deppendorf di ARD non hanno fatto i salamelecchi e nemmeno striscialanotizia: avevano sempre la seconda domanda, si muovevano veloci, seri; ogni parola, ogni espressione era inconsciamente — be’ si chiama professionismo — selezionata, rispettosi dell’interlocutore come uomo ma molto esigenti di fronte alla prima carica dello stato e ai suoi doveri. E l’interlocutore, il capo, ricurvo, nervoso, la voce strascicata, nuotava nella passata di piselli. Le ha sbagliate tutte. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, giovedì 5 gennaio 2012, alle 10:37 | Telefunken
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sabato 31 dicembre 2011

«The same procedure as every year, James!»

Prendete uno sketch del varietà inglese degli anni ’20, un attore britannico (Freddie Frinton) che non vuole recitare in tedesco perché ha fatto la guerra e con quelli non vuole averci più a che fare; prendete un produttore della televisione regionale di Amburgo all’inizio degli anni Sessanta. Da quasi quarant’anni Dinner for One è il pezzo culto di fine anno di tutti i palinsesti televisivi di lingua tedesca, anche se è recitato in inglese. La gente lo sa a memoria. Lo danno ovunque, a qualsiasi ora, anzi il primo è già andato.
E dopo si mette il Disco Samba, forte. Buon anno.

Ah, per quelli che non riescono a vedere il video, be’: benvenuti in Germania, qua ci sono un po’ di regole in più, anche per il iutiub.


PEZZO DI Tommaso Lana, sabato 31 dicembre 2011, alle 15:18 | Telefunken
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lunedì 12 dicembre 2011

Che cos’è l’integrazione II

Suona un citofono.
M. Sonneborn – Ente per la Denazificazione, avremmo un paio di domande da farle.
Aprono. In cucina, con la telecamera.
M. Sonneborn – Quale politico ha arrecato più danno al popolo tedesco: Hitler, Adenauer, Willy Brandt, Helmut Kohl?
Intervistato – Be’ Hitler; anche se un piccolo Adolf potrebbe ancora servirci.
M. Sonneborn – Potremmo di nuovo avere bisogno di un piccolo Adolf?
Intervistato – Sì, eh, credo di sì.
M. Sonneborn – Cosa potrebbe migliorare?
Intervistato – Tante cose potrebbero migliorare.
M. Sonneborn – Cosa dovrebbe fare?
Intervistato – Be’, se ci fosse stato Hitler non avremmo tutto quello che succede oggi con gli stranieri. L’avrebbe abolito.
M. Sonneborn – Cosa avrebbe fatto Hitler con gli stranieri?
Intervistato – Non lo so: li avrebbe lasciati lì da dove vengono oppure li avrebbe spediti da qualche parte a.. [un suono copre la fine della frase, seguono parole confuse] – Avremmo bisogno di uno che facesse un pochettino d’ordine.
M. Sonneborn – Si riferisce a Guttenberg?
Intervistato – Per esempio. [parole confuse] – Ma che razza di questionario mi sta proponendo lei?
M. Sonneborn – E’ quello dell’Ente per la Denazificazione: perché ci sono ancora troppi nazisti.
Intervistato – Nazisti?
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PEZZO DI Tommaso Lana, lunedì 12 dicembre 2011, alle 09:06 | Telefunken
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mercoledì 16 novembre 2011

Che cos’è l’integrazione I

Mentre qui stanno emergendo cose da pelle d’oca alta un metro che sanno di collaborazione o di sovrapposizione dei servizi segreti tedeschi con la scena del terrorismo bruno e dei neonazi — aspetto a raccontare alcuni aspetti di questa storia quando avrà senso farlo — nel mondo innocuo della tele succedono delle robette che così robette non sono. L’altro giorno è andato in onda il gran galà dei Bambi, un polpettone in cui gente famosa premia altra gente famosa davanti a un pubblico fatto di vip decaduti e star in pensione: parrucche, abbronzature e rughe, una cosa così.
La cerimonia dei Bambi fa oltre il 20 per cento di share, è un programma importante, piace alla vecchia ma anche ad altri, ché gli ospiti sono notevoli: quest’anno c’erano Gwyneth Paltrow, Lady Gaga e Justin Timberlake, per dire. Anche l’altra sera non stava succedendo nulla che non sia scritto in ogni galà televisivo occidentale in cui si danno dei premi, fino a quando Bushido, un rapper abbastanza famoso e bravissimo a recitare la parte del disadattato del ghetto, ha ricevuto il ‘Bambi per l’integrazione’ ed è partito con questo monologo che forse voi non capirete nel contenuto (qui c’è la trascrizione fatta da Stefan Niggemeier sul suo blog) ma che potete godervi per la goffa teatralità in uno stile MTV-Awards misto a C’è posta per te.

Il premio per l’integrazione a Bushido è stato criticato da più parti. Il cantante è famoso per essere il portavoce del ghetto, piace ai ragazzini della periferia, alla terza o quarta generazione dei migranti e nella sua carriera ha cantato robe che sono la sostanza del ghetto di una città europea nel ventunesimo secolo: la virilità del maschio che sottomette con violenza la donna e punisce, gratis, l’omosessuale.
E’ dunque naturale che ci fossero voci contrarie alla scelta di questo candidato per un premio particolarmente significativo, soprattutto se visto da alcuni milioni di spettatori sul primo canale.
Be’ è andata così: con il suo cerbiatto dorato in mano Bushido ha fatto un discorso senza capo né coda, biascicando la lingua della strada e, in sostanza, si è messo la faccia del funerale e ha comunicato alla platea di essere cambiato, di non volere più dire e fare le cose del truzzo brutto e cattivo e per questo è molto fiero del premio.
Applausi a vagonate; televisivo al massimo.

Ecco, Bushido è figlio di un tunisino e di una tedesca e non ha proprio l’aspetto del tedesco dei cliché. E voi non avete idea di quanto godevano quelli in sala a vedere il negro che chiedeva scusa.


PEZZO DI Tommaso Lana, mercoledì 16 novembre 2011, alle 09:49 | Telefunken
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martedì 1 novembre 2011

«e l’Occupy, e il Robin Hood e balle varie»

Iron Trader è un reality-show ideato, prodotto e condotto da Markus Koch, un giornalista finanziario molto noto in Germania. In pratica è l’Iron Man dei giocatori di borsa, è un genere nuovo, tematico; è una delle baracconate più incredibili che si potessero mettere in scena: l’intrattenimento per impallinati di finanza.
Markus Koch, dopo aver condotto per oltre quindici anni la rubrica di analisi dei mercati mondiali in diretta da Wall Street, per non diventare carta da parati televisiva si è creato un secondo lavoro che punta tutto su ciò che lo ha già reso famoso: la pettinatura scolpita e platinata, lo stile goffo, amichevole e un po’ montagnino che hanno quelli delle alture sopra Francoforte e una competenza indiscutibile nel mondo degli indici di borsa.

Sfruttando la rete per crearsi un nuovo canale d’immagine, Koch ha rilanciato anche il reality, che da queste parti è un format bollito, noioso, un pasto al microonde per obesi a forma di divano. Ha preso la sua redazione di New York, un tizio bravo che ha fatto tanta gavetta nel cinema americano come produttore esecutivo, Lance Weiler, e ha messo in piedi una roba che è reality, documentario, gioco e sfida tutto insieme. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, martedì 1 novembre 2011, alle 14:27 | Telefunken
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