domenica 27 maggio 2012

Hanno messo l’aria condizionale

C’è un po’ di confusione attorno all’ultima poesia di Günter Grass. È una cosa da ridere, quasi un malinteso, che però si può usare per fare il punto sulla reverenza di fronte alla partecipazione mediatica di alcune vecchie icone della cultura.
Ieri sulla Süddeutsche Zeitung è uscita una nuova poesia di Günter Grass, “Ignominia d’Europa”, di cui Repubblica, sempre ieri, ha curato e pubblicato una traduzione in italiano.
Qualche settimana fa Günter Grass aveva mandato degli altri versi alla Süddeutsche Zeitung (anche quelli sono usciti su Repubblica) in cui faceva una critica pesante alla politica militare di Israele. Allora il breve testo era bastato per aprire un caso diplomatico di cui i paesi coinvolti avrebbero fatto volentieri a meno. In Germania si è fatto prendere aria al cassettone che contiene il dibattito tra passato biografico del grande scrittore e antisemitismo; altri, un po’ ovunque, avranno semplicemente pensato: «dai, su, è vecchio, lasciatelo fare».

Intanto Grass, che di anni ne ha 84, coi poemi sul giornale ha trovato una forma di comunicazione di grande successo: poco testo, niente editore, molto pubblico, dibattiti, parecchia ciccia.

“Ignominia d’Europa” è uno scritto molto critico e di amaro pessimismo nei confronti dell’operato dell’Unione Europea e suona un po’ come la richiesta disperata di un eroe romantico, finito non si sa come due secoli più in là, a non abbandonare la Grecia al suo destino. C’è un problema: con tutto il rispetto e la passione per il valore dell’intellettuale e della sua produzione artistica, questo ultimo poema, ma anche quello prima, sia nella forma che nella freschezza del contenuto, diciamocelo, non sono un gran che.
Ora qualcuno dovrebbe dirlo al maestro: c’è chi non ha fatto una piega in rispetto alla grandezza del nome, suppongo, e chi invece, per la stessa ragione, ha messo in piedi un grande casino.

Questa mattina girando in rete si potevano trovare tracce di scoop e di pescecanismo giornalistico raccogliticcio attorno alla presunta notizia che la poesia di Grass fosse in realtà un lavoro firmato dalla redazione del famoso settimanale satirico tedesco Titanic.
Non è così: la poesia è di Günter Grass, c’è anche un documento audio che lo conferma. Però ha senso seguire la bufala e provare a capire cosa è successo.

La redazione culturale di un altro grande quotidiano nazionale tedesco, la Frankfurter Allgemeine Zeitung (la F.A.Z., va detto, in questo periodo è bella incazzata), ha messo prima in rete e poi sull’edizione domenicale del quotidiano cartaceo una critica al testo di Grass firmata da Volker Weidermann, dal titolo — la traduzione è mia — “N’altra poesia. Dove sarebbe Günter Grass se non ci fosse la Grecia?”. Cattivo per davvero.

Poi nel testo però, invece che incalzare, massacrare il poemetto nel rispetto delle regole della critica letteraria, randellare con delicatezza l’autore e morderlo sulla percezione della propria onnipotenza — è una cosa che ci sta e si può fare anche senza insulti — Volker Weidermann racconta la storia tutta inventata di come la redazione di Titanic abbia confezionato una poesia e tra le risate sia riuscita a farla pubblicare dalla Süddeutsche Zeitung.

Io ci stavo cascando. Poi mi sono sentito il re dei fessi quando ho riletto il sottotitolo del pezzo di Weidermann:

Un paio di slogan sulla Grecia, l’antichità e l’Europa, frasi strambe, costrutti al genitivo privi di senso – Anche il periodico satirico Titanic non sarebbe riuscito a ottenere di meglio da una parodia di una poesia di Grass.

Lì c’è un «sarebbe» che tanti hanno ignorato. In pratica il redattore della F.A.Z. non se l’è sentita di dire a Grass, seppure nel rispetto delle regole della critica: «nonno, hai rotto, grazie». Ha preferito l’artificio narrativo, l’iperbole baraccona e il risultato è stata una mezza giornata e oltre di smentite e guazzabuglio mediatico attorno a una notizia non vera. E, anche questo va detto, nessuno in questo momento in Germania sta parlando di quella poesia, nessuno: si parla del pezzo della F.A.Z., non di Grass.

Ecco, tra i grandi ci sono dei personaggi, pochissimi, che a 103 anni hanno ancora una lucidità infallibile. Poi, all’estremo opposto, c’è la scena tragicomica, simbolica, e per certi versi indimenticabile per la pena trasmessa, di Nilla Pizzi al Festival di Sanremo di due anni fa, dove una signora affetta da una demenza senile dilagante e impossibile da nascondere è diventata, fuori copione, il soggetto inconsapevole di una gag sul proprio rincoglionimento. In mezzo ci sono tanti vecchi eroi a cui siamo tutti grati per le cose che hanno dato all’umanità nel corso della loro vita, ma ai quali a volte, per paura di ferire il mito, non si riesce mai a trovare il modo giusto di dire: «basta, fermati: se vai avanti così ricorderemo solo le tue cose peggiori». Pensaci, Günter.


PEZZO DI Tommaso Lana, domenica 27 maggio 2012, alle 19:52 | scarti
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