giovedì 9 febbraio 2012

Animali morti, un paio di scandali e poco più

Questo pezzo è uscito ieri sul sito della rivista Il Mulino.

Due anni fa il figlio di David Lynch, Austin, è partito da Los Angeles per la Germania portando con sé una telecamera e un amico fotografo; arrivato sul posto ha noleggiato un furgone e si è messo a girare il paese in lungo e in largo intervistando persone.

Oggi Interview Project Germany è il modo migliore per conoscere qualche cosa di autentico e contemporaneo sulla Germania; è uno strumento di facile accesso, complementare all’informazione più classica — politica, economia e curiosità — che già ci arriva dai media tradizionali. Lo si può visitare da casa, senza sapere una parola di tedesco, via internet.
Per poter vedere e capire l’
Interview Project Germany è necessario avere una connessione abbastanza veloce alla rete e sapere un po’ di inglese. Questo può rappresentare un limite per molti potenziali utenti. La soluzione possibile c’è e viene già praticata, in parte: il media tradizionale, il quotidiano per esempio, si fa interprete del materiale presente in rete e fornisce al lettore un’immagine o una storia del luogo, delle persone, della situazione che sta raccontando, il più possibile completa e obiettiva.

Diffondere una notizia dall’estero, se si lavora per la carta stampata, è una cosa sempre più complessa: l’errore in cui si cade più spesso è dare per scontato che il bagaglio visivo del lettore possa creare, in fase di ricezione, un contesto verosimile. Ci sono immagini ovunque e si pensa che chiunque le abbia viste. Non è così. Per questo motivo esiste ancora l’inviato, che è lì, sul posto: dovrebbe raccontare quello che vede, non solo quello che succede. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, giovedì 9 febbraio 2012, alle 17:02 | scarti
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mercoledì 14 dicembre 2011

Questione di barba e capelli (ma soprattutto capelli)

Lunedì sono successe due cose importanti di politica che riguardano internet. Una è finita sui giornali, alla tele, sui blog, ovunque; l’altra anche, ma proprio poco, un’ombra, niente a confronto. Partiamo da questa.
Commissione parlamentare d’inchiesta “Internet e Società Digitale”, Berlino, 12 dicembre, pomeriggio. Al Bundestag c’è una cosa che si chiama così; ha aperto quasi due anni fa. A fine lavori, tra un anno, i parlamentari della Commissione vogliono avere in mano una serie di proposte per delle nuove politiche economiche e sociali che partano dalla rete. La Commissione ha un sito ben fatto, chiaro, facile da usare, con un archivio delle questioni dibattute e una mediateca: una cosa trasparente, servizio pubblico. I politici di questa Commissione vedono in internet una risorsa, ma, in buona parte, ammettono anche il proprio stato di quasi analfabetismo informatico; e non stanno lì a cantarsela e suonarsela o a far finta di leggere il Wired: invitano gente da fuori che li faccia capire. L’altro giorno hanno chiamato a referto imprenditori, professori e nerd vari per raccogliere informazioni utili ad affrontare in sede politico-economica il tema del finanziamento delle start up, per dire.

La seduta era pubblica, si poteva seguire in streaming mentre un account ufficiale della Commissione protocollava via Twitter. Insomma, è andato in scena un momento di democrazia digitale, bello, serio, senza fronzoli: uno spettacolo (si può rivedere qui; sì, c’è il problema della lingua, lo so). Nelle tre ore a disposizione i politici hanno fatto domande precise, serie, niente pourparler, e hanno dato al pubblico la possibilità di farne delle altre, più specifiche ancora. I nomi degli interrogati non dicono nulla a chi vive fuori di qua, ed è un peccato, ché i libri di Gunter Dueck sulla società degli utenti, le osservazioni di Ruth Stock-Homburg sulla competenza mediatica nella vita privata o le idee di Heiko Hebig su come iniziare a fare impresa in rete sono cose buone per chiunque, anche fuori dai maledetti confini. Questi tre, più altri tre che conosco meno, rispondevano — con calma, utilizzando termini comprensibili a chiunque — a tutte le domande sul mondo dell’economia nel digitale e sul lavoro oggi, ché i tempi del web sono ‘oggi’, già da un bel po’.
Poi — e sai quando ti ricapita — gli esperti hanno provato a togliersi due o tre sassi dalle scarpe: a dirla proprio tutta, e sono riusciti a trasformare la seduta in una lezione pubblica di economia, e anche di coraggio. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, mercoledì 14 dicembre 2011, alle 13:41 | Roba politica
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lunedì 12 dicembre 2011

Che cos’è l’integrazione II

Suona un citofono.
M. Sonneborn – Ente per la Denazificazione, avremmo un paio di domande da farle.
Aprono. In cucina, con la telecamera.
M. Sonneborn – Quale politico ha arrecato più danno al popolo tedesco: Hitler, Adenauer, Willy Brandt, Helmut Kohl?
Intervistato – Be’ Hitler; anche se un piccolo Adolf potrebbe ancora servirci.
M. Sonneborn – Potremmo di nuovo avere bisogno di un piccolo Adolf?
Intervistato – Sì, eh, credo di sì.
M. Sonneborn – Cosa potrebbe migliorare?
Intervistato – Tante cose potrebbero migliorare.
M. Sonneborn – Cosa dovrebbe fare?
Intervistato – Be’, se ci fosse stato Hitler non avremmo tutto quello che succede oggi con gli stranieri. L’avrebbe abolito.
M. Sonneborn – Cosa avrebbe fatto Hitler con gli stranieri?
Intervistato – Non lo so: li avrebbe lasciati lì da dove vengono oppure li avrebbe spediti da qualche parte a.. [un suono copre la fine della frase, seguono parole confuse] – Avremmo bisogno di uno che facesse un pochettino d’ordine.
M. Sonneborn – Si riferisce a Guttenberg?
Intervistato – Per esempio. [parole confuse] – Ma che razza di questionario mi sta proponendo lei?
M. Sonneborn – E’ quello dell’Ente per la Denazificazione: perché ci sono ancora troppi nazisti.
Intervistato – Nazisti?
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PEZZO DI Tommaso Lana, lunedì 12 dicembre 2011, alle 09:06 | Telefunken
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martedì 6 dicembre 2011

Il trucco del far pena

Prosegue da qui.
Il libro-intervista dell’ex ministro Guttenberg è uscito da una settimana, non è ancora tra i primi 25 in classifica, praticamente lo ha già stroncato tutta la stampa ed è stato talmente bersagliato che alla tele c’è anche chi — è andata proprio così — ci ha vomitato dentro durante un programma di satira molto noto.
Se trovasse un editore italiano il libro si intitolerebbe Si sbaglia una volta sola, oppure La prima e ultima volta, una cosa del genere: ecco, sarebbe uno slogan perfetto per il videowall di Porta a Porta.
Però, visto che si va avanti da una settimana a parlare, anche in questo posto, di una cosa semplicemente brutta, mi viene da pensare che il signor Guttenberg abbia vinto, o quantomeno che la sua strategia di ritorno alla vita pubblica stia vincendo.

Riassunto del libro
. L’ex ministro della difesa della Repubblica Federale Tedesca Karl-Theodor zu Guttenberg racconta al caporedattore di un settimanale importante, letto prevalentemente da gente colta, di sinistra, a volte un po’ démodé — Die Zeit — delle accuse di plagio e di come fosse sommerso da mille impegni mentre scriveva la sua tesi di dottorato; per questo motivo è scattato lo scopiazzamento, per riuscire a finire in tempo; lui ha un’etica, è un uomo d’onore, non è stato educato a fregare la roba degli altri, lui che è nobile: ha commesso un errore, ma non voleva. Poi racconta cose di vita privata, passioni musicali, le mescola con aneddoti di vita politica, parla del suo cambio d’immagine, delle cose private. Una bella chiacchierata da divano di Domenica In in formato libro: tutta scena. E poi ogni dieci pagine, come un disco rotto, l’errore: «insostenibile», «imperdonabile», «scandaloso», «indicibile».

Le randellate a questo libro «penoso», questa è la parola più usata sui giornali, vengono da ogni lato; il più duro è stato il critico della Frankfurter Allgemeine Zeitung che si è preso uno spazio per colpire l’autore predendolo di petto: Eckart Lohse ha semplificato il libro-intervista citando due risposte a effetto totalmente prive di senso dell’ex ministro concludendo: «Guttenberg non ha affatto perso l’attitudine a dire sciocchezze». Liquidato, randellato, pece e piume, fine. Forse.

Qui nessuno si immagina che uno (politico di professione, ricco, famoso, «bello» dicono) che fa pena, «che dice sciocchezze» in un libro scritto per diventare un best-seller del supermercato abbia calcolato che, forse, ‘far pena’ sia un modo per far sfogare tutti quelli che ce l’hanno con lui e poi, quando hanno finito, di riprendere la parola e tenersela, magari per un bel po’.

Vietato suggerire.


PEZZO DI Tommaso Lana, martedì 6 dicembre 2011, alle 19:47 | scarti
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venerdì 25 novembre 2011

Preparativi di una gran bella festa in campagna

Forse qualcuno si ricorda ancora il dimissionario ministro della difesa Karl-Theodor zu Guttenberg. Aveva lasciato il suo incarico a fine inverno per mettere a tacere lo scandalo generato dalle accuse — fondate, fondatissime — a suo carico di avere discusso una tesi di dottorato che era in realtà un patchwork di roba già scritta da altri: plagio.
«Per così poco, che brava persona», dicevano quelli non più abituati a distinguere chi sta sopra e chi sotto alla sottile linea dell’onestà.
Quelle dimissioni sono forse l’inizio di una storia nuova in Germania, strana. Per la gente comune era come se Karl-Theodor fosse costretto ad abbandonare la casa del Grande Fratello per aver fatto la cacca con la porta aperta; Guttenberg era un politico popolarissimo perché è un figo, non ancora quarantenne, ingellato, nobile, sposato con una belloccia che fa televisione, presiede associazioni umanitarie dei ricchi e ha un ottimo legame con la casa editrice della Bild (tre milioni di copie al giorno, cose che ho già raccontato).

Quando un eroe da copertine patinate se ne va, il popolino del mondo 2.0 fa la cosa più normale per la sua epoca, apre una pagina su facebook e la intitola Rivogliamo indietro Guttenberg: e la pagina supera il mezzo milione di adesioni in tre giorni. La gente ama quell’uomo, non ha mai saputo cosa facesse al ministero: l’Afghanistan, l’abolizione del servizio militare, cose grosse, poco importa; quello che conta è lo stile, la classe. «Anche sua moglie è così e alla tele fa cose giuste contro i pedofili, è proprio una brava persona».
Bene, mentre si svolgevano le indagini sul caso di plagio sono successe un po’ di cose legate alle dimissioni di Guttenberg: alcune hanno generato grossi problemi al paese, come l’arrivo, a conclusione di un valzer delle poltrone, di un pessimo ministro degli interni che fa rimpiangere i dieci precedenti soprattutto quando scopri, cose di questi giorni, che ci sono dei giri strani tra servizi segreti e un gruppo terrorista di estrema destra con dieci omicidi a carico. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, venerdì 25 novembre 2011, alle 06:42 | Roba politica
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venerdì 22 luglio 2011

Al posto di manovra (e 3)

Stanno emergendo un po’ di cose scomode sul conto di Helmut Kohl (ne ho scritto qua, by the way). A 81 anni è tornato e, nel bene o nel male, si è messo a fare argine. Vuole difendere una certa immagine del suo potere che a distanza di anni uno dei suoi figli, oltre al biografo della moglie e ad alcuni giornalisti hanno messo in forse.
Da quando René Pfister ha raccontato sullo Spiegel l’idea di potere scrivendo un reportage sul politico cristiano-conservatore Horst Seehofer — una specie di Kohl in piccolo — le inchieste sui politici di vertice hanno quasi sempre lo stampo di quell’articolo uscito quasi un anno fa. Quando il pezzo di Pfister è diventato famoso per aver vinto-non vinto un premio giornalistico importante avevo iniziato a tradurlo sul blog. Quell’articolo è meglio di un catalogo fotografico o del campionario del tappeziere su come funziona la politica in Germania. Sono uscite due puntate, poi me ne sono totalmente dimenticato. Oggi l’ho ripreso, ché fuori sembra novembre e a parte la Grecia e il tunnel dedicato a Bud Spencer qui in realtà non succede una mazza di niente.

Le prime due puntate sono qui e qui; dateci un occhio, altrimenti perdete il filo. Scrivo due righe per il contesto: c’è un tipo che assomiglia a Peter Boyle, ma con i capelli, che fa il governatore della Baviera, è un conservatore di provincia perfetto, ha una moglie con una pettinatura da parrucchiere di periferia che sembra scolpita nel gesso, la casa in campagna con i piatti souvenir appesi alla parete e un’idea di mondo non più grande del suo giardino; è il leader del partito regionale ultracattolico CSU, ha fatto un po’ di casini e adora essere il primo, sempre. Per il resto siamo in Baviera: tenete a mente tutti i cliché sui tedeschi che conoscete, in questo caso ci stanno benissimo. Per le domande usate i commenti. Pronti, via.

Al posto di manovra 3

Per un bel po’ di tempo non si è parlato di Seehofer, fino a quando la convivenza all’interno della CSU ha cominciato a traballare. Poi è decaduto Stoiber e il partito si è messo alla ricerca di un salvatore, ha interpellato Erwin Huber e Günther Beckstein, ma si sono dimostrati politicamente troppo piccoli per le grandi aspettative della CSU.

Alla fine è rimasto solo Seehofer. L’uomo che sarebbe quasi morto d’infarto, a cui si dava del ‘pazzo’ mentre stava combattendo contro i Fondi Salute della Merkel (vedi prima puntata) e che infine doveva sopportare le beffe dell’opinione pubblica per via di una storia con una funzionaria del parlamento improvvisamente era il vero salvatore, l’ultima spiaggia della CSU.
Potrebbe essere diffcile evitare di morire schiacciati dal proprio desiderio di onnipotenza.  Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, venerdì 22 luglio 2011, alle 11:02 | scarti
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martedì 8 marzo 2011

La fiera del bestiame grosso

Tanto per fare altro, domani tenete d’occhio qualche sito tedesco di informazione: c’è il mercoledì delle ceneri, la tradizionale giornata dei proclami politici. E’ una lunga storia che comincia in Baviera quattrocento anni fa. Nel 1580 o giù di lì, ogni mercoledì delle ceneri, in un paese sul Danubio c’era un grande mercato dei buoi e dei cavalli. Dopo aver fatto affari i mandriani si incontravano nelle locande; bevevano, parlavano dei prezzi delle vacche e poi discutevano dei fatti del giorno; col passare del tempo hanno iniziato a parlare di politica: urla, risate, botte e birra.
Poi un giorno i politici si sono messi a parlare ai mandriani. I conservatori bavaresi dell’Unione Cristiano Sociale (CSU) sono i continuatori della tradizione del mercoledì delle ceneri, ma già da tempo quel mercoledì lo usa ogni partito per far quadrato e soprattutto per far parlare di sé.

Domani quelli della CSU berranno e grideranno più degli altri. Mettiamola così: i cristiano sociali sono gli alleati storici del centrodestra; in caso di vittoria alle elezioni, si portano a casa un paio di ministeri; sempre. A questo giro però stanno solo pestando merde: il loro superministro Guttenberg si è dimesso – ha copiato la sua tesi di dottorato, l’hanno beccato, non si fa; il loro nuovo eroe, Hans-Peter Friedrich, il ministro degli interni fresco di nomina, invece, nel giorno in cui ha ricevuto l’incarico si è messo a fare una bella sparata sui musulmani tedeschi. Ha detto, in soldoni: ‘i cittadini di fede islamica appartengono alla Germania, l’islam no’. Dico, qua vivono cinque milioni di musulmani, ci sono duemila moschee. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, martedì 8 marzo 2011, alle 12:50 | Roba politica
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mercoledì 2 marzo 2011

Basta vedere ‘Augstein und Blome’

Non capisco bene cosa interessi di più al paese reale in questo preciso momento; forse le dimissioni del ministro zu Guttenberg, forse il problema della benzina ecologica. La E10 è una nuova super, costa meno delle altre, un mare di gente ha voluto risparmiare e adesso deve buttar via la macchina. Allora del ministro non te ne frega più niente, se sei l’uomo della strada. All’opinione pubblica la benzina invece non interessa, c’è una notizia: in un paese ultracorretto un ministro ha fatto un mestiere storto e finalmente si può parlare ovunque di qualcosa; anche dell’internét, bene, per una volta. La rete ha incastrato non un ministro qualsiasi, ha inchiodato il bello coi capelli ingellati e il sorriso da telefilm che piace tanto alla gente e che molti si immaginavano come futuro cancelliere. ‘Da oggi anche la Germania ha il suo Berlusconi’, pensano alcuni. Tipo il signor Jakob Augstein che fa l’editore di der Freitag, un settimanale di sinistra. E altri dicono: ‘ma no, esagerato, ci sono stati scandali ben peggiori nel recente passato’; uno di questi si chiama Nikolaus Blome e di lavoro fa il caporedattore della cara vecchia ultrapopulista Bild. Da circa un mese Augstein e Blome è il mio programma tv preferito. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, mercoledì 2 marzo 2011, alle 09:55 | Telefunken
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lunedì 17 gennaio 2011

Facciamo un bel reality coi pedofili e l’internét

La signora Beate Krafft-Schöning dice di essere una giornalista e ha scritto “Basta un click di mouse per entrare nell’orrore“. Un giorno si finge tredicenne e si mette a contattare dei pedofili in chat. I presunti criminali adescati sul web diventano i protagonisti inconsapevoli del reality per famiglie “Tatort Internet” cioè “Internet, luogo del delitto”. RTL è il colosso della tivù privata più seguito dal paese reale; il canale decide di produrre il reality e chiede al settimanale Stern e al quotidiano populista Bild di partecipare alla creazione del consenso mediatico sul nuovo programma. Una bella mano la dà anche Innocence in Danger la cui presidente si chiama Stephanie zu Guttenberg ed è la moglie dell’attuale ministro della difesa, uno dell’Unione cristiano sociale.
Perfetto, il format si può lanciare, è un reality in cui di vero ci sono i pedofili, la signora Beate Krafft-Schöning che conduce l’inchiesta e la moglie del ministro ultraconservatore che presenta il programma. Il resto è fiction. Il giorno del debutto la Bild titola a caratteri cubitali: ‘da oggi in televisione Stephanie zu Guttenberg dà la caccia ai violentatori di bambini’. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, lunedì 17 gennaio 2011, alle 22:48 | Telefunken
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