domenica 9 ottobre 2011

#leccepafaglio

Vi racconto questa cosa, che secondo me c’entra con la storia del famoso comma 29. Mettetevi comodi.

Siegfried Kauder è nato in un paesino della provincia di Costanza, fa l’avvocato, ha 60 anni, è un politico del partito cristiano-democratico (CDU) e presiede da due anni la Commissione Giustizia in parlamento; «Siegfried Kauder — sostiene Die Zeit — non sa cos’è il diritto d’autore».
E’ successo questo. Poco tempo fa Kauder ha rilasciato un’intervista alla redazione dell’edizione on-line del settimanale Die Zeit in cui annunciava a breve una nuova legge che avrebbe regolato la violazione del diritto d’autore in rete. Il modello a cui si ispira il suo disegno è molto simile a quello già in vigore in Francia che è noto come three-strikes, cioè una cosa che viene dal baseball, ovvero dall’America; è una procedura molto efficace per la prevenzione di svariati crimini negli Stati Uniti — dice Wikipedia — e funziona così: se stai facendo un mestiere storto e ti beccano, ti avvertono; se lo rifai, ti avvertono una seconda volta; la terza sei fuori, o meglio, vai dentro. Spiegata con le parole di Siegfried Kauder la sua three-strikes-law applicata alla lesione di diritti d’autore in rete funziona così:

strike 1 : Ti vediamo mentre non rispetti la legge; lascia perdere
strike 2 : Non la smetti, allora la prossima volta ti blocchiamo
strike 3 : Non avrai accesso a internet per alcune settimane

La stessa procedura oltre che in Francia è in vigore anche in Gran Bretagna, con successo; questo risultato è parso a Kauder un buon motivo per proporre il suo disegno. Poi succede che se sai le cose solo a metà e in fondo di internet e di diritto nel mondo informatico parli per sentito dire, il mondo — cioè tutti, non solo quelli della rete — ti si rivoltano contro e ti randellano.

Le Nazioni Unite si sono già espresse contro tutte le three-strikes relative alla violazione di diritti su internet dichiarandole lesive del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (che è una costola della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, dice Wikipedia), ché queste leggi sono chiaramente contro la libertà di espressione e quindi contro il diritto universale all’informazione.
Basta questo a fermare il disegno di legge Kauder? No.

Da un po’ di tempo qui c’è il partito dei pirati. Da molto prima che nascessero i pirati esiste un sito che si chiama abgeordnetenwatch.de attraverso il quale ogni cittadino è in filo diretto con i propri rappresentanti politici, può proporre temi per eventuali interrogazioni parlamentari e quant’altro. Vale a dire, dal 2005 il cittadino tedesco ha un vùvùvù di democrazia partecipata e partecipativa con cui può anche assicurarsi che il politico eletto faccia molto semplicemente quello che deve fare. Questa premessa era necessaria per raccontarvi le modalità di randellamento di Sigfried Kauder.

Primo strike. Il pirata Alexander Double dopo aver appreso della proposta di legge sulla violazione del diritto d’autore va sul sito personale del proponente Kauder e si accorge che un paio di foto di quel sito sono lì senza riferimenti all’autore, senza link alla fonte, niente; facendo una ricerca semplice risale al proprietario delle foto, che poi è il sito di immagini di paesaggi panoramio.com. Allora scrive una mail direttamente a Kauder utilizzando il vùvùvù che ho citato prima, quello del filo diretto politica-cittadino, facendogli presente che ha già raggiunto il primo livello di richiamo della sua stessa legge. Trattandosi di un portale basato sulla trasparenza, le mail di quel sito sono pubbliche: questo vuol dire che in pochi minuti c’erano 1.500 utenti e praticamente tutte le testate giornalistiche della repubblica federale collegati che aspettavano una risposta dall’onorevole Kauder. E da quella mail in poi è un grande spettacolo: andate a fare i popcorn.

Siegfried Kauder, adesso lo sappiamo, è uno che in materia di diritto sul web sa le cose a metà e dopo avere ricevuto quella mail da Alexander Double si difende pubblicamente raccontando cose che non possono essere vere, perché semplicemente non esistono. Va così: Kauder sostiene di aver rimosso le immagini segnalate come prive di autorizzazione dell’autore e controbatte assicurando di avere acquistato l’esclusiva delle foto. Poi sfrutta il precedente che lo vede coinvolto in prima persona per esaltare l’efficacia del suo disegno di legge.
Il problema è che i diritti di esclusiva non sono i diritti d’autore, sono un’altra cosa: l’autore di una roba qualsiasi vende a qualcuno il diritto di usare quella roba in esclusiva; fin qui ci arrivo anch’io senza aprire Wikipedia.

Secondo strike. Si scopre che in realtà Kauder al proprietario delle fotografie, cioè a panoramio.com, non ha chiesto né comprato un bel niente. Allora il pirata Alexander Double gli scrive una seconda mail utilizzando abgeordnetenwatch.de e lo avverte della cosa, gli dice di essere già arrivato al secondo richiamo della sua stessa legge e chiede spiegazioni. A quella mail Kauder non risponde e solo dopo una settimana toglie definitivamente le immagini non autorizzate dal suo sito. Nel frattempo i migliori blogger della nazione (compreso Sascha Lobo con un post da applausi a trainare il gruppo) si sono espressi contro la proposta di legge e la stampa, richiamata dai molti post della blogosfera, ha aperto un #KauderGate.

Terzo strike. Alcuni colleghi del presidente della Commissione Giustizia Sigfried Kauder vista la piega degli eventi iniziano ad esprimersi contro la sua proposta di legge sulle violazioni del diritto d’autore in rete prima che venga resa pubblica; lo fanno usando Twitter (uno e due), ché son parlamentari contemporanei: «Out!», in meno di 140 caratteri.

Nonostante qui si tratti di diritti d’autore in rete e non di contenuti, censure e intercettazioni, desidero usare questa storia come mio commento a tutta la vicenda del comma 29. Fine.

Foto: Franck Mahon


PEZZO DI Tommaso Lana, domenica 9 ottobre 2011, alle 21:33 | Roba politica
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