venerdì 22 luglio 2011

Al posto di manovra (e 3)

Stanno emergendo un po’ di cose scomode sul conto di Helmut Kohl (ne ho scritto qua, by the way). A 81 anni è tornato e, nel bene o nel male, si è messo a fare argine. Vuole difendere una certa immagine del suo potere che a distanza di anni uno dei suoi figli, oltre al biografo della moglie e ad alcuni giornalisti hanno messo in forse.
Da quando René Pfister ha raccontato sullo Spiegel l’idea di potere scrivendo un reportage sul politico cristiano-conservatore Horst Seehofer — una specie di Kohl in piccolo — le inchieste sui politici di vertice hanno quasi sempre lo stampo di quell’articolo uscito quasi un anno fa. Quando il pezzo di Pfister è diventato famoso per aver vinto-non vinto un premio giornalistico importante avevo iniziato a tradurlo sul blog. Quell’articolo è meglio di un catalogo fotografico o del campionario del tappeziere su come funziona la politica in Germania. Sono uscite due puntate, poi me ne sono totalmente dimenticato. Oggi l’ho ripreso, ché fuori sembra novembre e a parte la Grecia e il tunnel dedicato a Bud Spencer qui in realtà non succede una mazza di niente.

Le prime due puntate sono qui e qui; dateci un occhio, altrimenti perdete il filo. Scrivo due righe per il contesto: c’è un tipo che assomiglia a Peter Boyle, ma con i capelli, che fa il governatore della Baviera, è un conservatore di provincia perfetto, ha una moglie con una pettinatura da parrucchiere di periferia che sembra scolpita nel gesso, la casa in campagna con i piatti souvenir appesi alla parete e un’idea di mondo non più grande del suo giardino; è il leader del partito regionale ultracattolico CSU, ha fatto un po’ di casini e adora essere il primo, sempre. Per il resto siamo in Baviera: tenete a mente tutti i cliché sui tedeschi che conoscete, in questo caso ci stanno benissimo. Per le domande usate i commenti. Pronti, via.

Al posto di manovra 3

Per un bel po’ di tempo non si è parlato di Seehofer, fino a quando la convivenza all’interno della CSU ha cominciato a traballare. Poi è decaduto Stoiber e il partito si è messo alla ricerca di un salvatore, ha interpellato Erwin Huber e Günther Beckstein, ma si sono dimostrati politicamente troppo piccoli per le grandi aspettative della CSU.

Alla fine è rimasto solo Seehofer. L’uomo che sarebbe quasi morto d’infarto, a cui si dava del ‘pazzo’ mentre stava combattendo contro i Fondi Salute della Merkel (vedi prima puntata) e che infine doveva sopportare le beffe dell’opinione pubblica per via di una storia con una funzionaria del parlamento improvvisamente era il vero salvatore, l’ultima spiaggia della CSU.
Potrebbe essere diffcile evitare di morire schiacciati dal proprio desiderio di onnipotenza.  Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, venerdì 22 luglio 2011, alle 11:02 | scarti
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