martedì 25 settembre 2012

One of Our Aircraft Is Missing

Ieri sul sito di news della BBC è uscito un pezzo, questo, che parla di cattolici tedeschi e di tasse ecclesiastiche. Lì si racconta che in Germania a partire proprio da ieri i fedeli cattolici che hanno deciso di non pagare più le tasse destinate alla loro chiesa perdono tutti i benefici e i sacramenti; insomma, non hanno più diritto a fare parte del gregge: chiuso, finito, morta lì.
Il pezzo è stato ripreso oggi da molti giornali e siti di informazione, anche dagli amici del Post, che hanno provato a spiegare al meglio (qui) una cosa che è diventata complessa ma in realtà non lo è se uno la conoscesse per intero. L’autore della BBC ha fatto casino, ma tanto, ha fuorviato tutti mettendo in piedi una notizia che non esiste e adesso fra termini ambivalenti, abbagli, pregiudizi e un po’ di voglia di randellare i preti — che va anche bene ma senza scadere in qualità, allora — si rischiano di pestare molte merde e di montare un caso che nella realtà sta prendendo pieghe quanto meno deprecabili in tutt’altra direzione a quella offerta al pubblico dei lettori non tedeschi.

Le cose stanno così. Uso termini burocratici della lingua italiana, così si capisce tutti.
In Germania il mantenimento delle istituzioni religiose riconosciute dallo Stato è affidato ai cittadini che fanno parte di una di quelle istituzioni. Per i cattolici va così: se uno è battezzato, all’Agenzia delle Entrate se lo segnano. Poi ogni anno, alla consegna della dichiarazione dei redditi, una percentuale dell’imponibile sul dichiarato viene riscossa per il mantenimento dell’istituzione Chiesa Cattolica.
La stessa cosa vale anche per altre chiese e confessioni. I soldi, una specie di otto per mille obbligatorio, per intendersi, vengono incamerati dallo Stato e poi girati all’istituzione religiosa. Ecco, ci tengo, capiamoci bene: in questo Paese nessuna, nessuna chiesa o ente religioso ha potere di riscossione di imposte dirette dal cittadino. A questo proposito oggi ho letto delle robe da fare venire la scabbia.

Il meccanismo è regolato dalla costituzione tedesca all’articolo 140, che riprende l’articolo 137 della precedente costituzione della Repubblica di Weimar (1919). Il tutto ha radici nel primo ’800, quando per mantenere preti, pastori e beghine e conventi, parrocchie e quant’altro si stabilì che le chiese non fossero solo comunità spirituali ma anche istituzioni, enti, opere sociali.

Siccome le chiese in Germania sono anche tutto questo da circa due secoli, l’uscita da esse è possibile attraverso un atto burocratico che si può fare in un ufficio pubblico deputato al caso. L’atto si chiama Kirchenaustritt e non è una cosa degli anni Settanta: già in un editto di tolleranza di Federico Guglielmo IV si iniziava a parlare di “uscita dalla chiesa in rispetto della libertà religiosa del cittadino”. Era il 1847. Da allora, uno va in un ufficio, firma una carta, paga una marca da bollo e fine della storia, cioè: niente più tasse ecclesiastiche e anche niente più chiesa, però. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, martedì 25 settembre 2012, alle 21:07 | scarti
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mercoledì 5 ottobre 2011

Una settimana dopo

Questo pezzo è uscito su Linkiesta di ieri.

A un certo punto il Papa viene in visita nel posto in cui vivi da anni. Alcune settimane prima dell’evento ti accorgi di un po’ di subbuglio nell’opinione pubblica e in rete, alla radio — qui ce ne sono molte e quasi tutte hanno delle ottime redazioni — trasmettono reportage dalle comunità religiose contrariate; pare che Benedetto XVI parlerà in parlamento. Però in fondo non ci fai quasi caso: il Papa per te è una routine, si mescola ai ricordi d’infanzia, un po’ come un pranzo domenicale. Senti i trenta secondi che gli dedica qualsiasi notiziario nel giorno di festa, poi pensi: «bene» oppure «male», o magari ti arrabbi, a seconda di come ti hanno socializzato in famiglia.

Il dibattito cresce con l’avvicinarsi della visita pastorale, tutti quelli che desiderano esprimere pubblicamente il proprio disappunto organizzano le proteste, i movimenti religiosi, soprattutto cattolici, si costringono a una fase di autoanalisi propedeutica all’ascolto. Capisci che per tante persone la cantilena di parole di quell’ospite autorevole non avranno l’effetto di un disco rotto.

Poi il Papa arriva, il copione televisivo dell’evento punta alla celebrazione, lo spazio mediatico per le critiche e i dibattiti è garantito, sacrosanto, difeso: il Papa parla e tutti hanno la possibilità, in varie forme, di annuire, controbattere, esprimere perplessità o applaudire. Benedetto XVI incontra tanta gente diversa; dai un’occhiata al protocollo e inizi a capire che nulla succede per caso, nessun discorso è la ripresa di vecchi canovacci estratti da qualche cassetto: questa visita non sarà solo una sfilata della papamobile tra un bagno di folla.

Il Papa poi riparte lasciando dietro a sé tante cose. A una settimana dal suo rientro è possibile fare un bilancio. E’ andata male, anzi malissimo. Non per Benedetto XVI, naturalmente. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, mercoledì 5 ottobre 2011, alle 08:05 | scarti
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domenica 6 febbraio 2011

Addio al celibato

E’ domenica, scrivo una roba sulla Chiesa. Nel mondo cattolico tedesco stanno succedendo un po’ di cose. C’è da gestire il macigno delle 205 vittime di abusi in un collegio gesuita di Berlino, per esempio. Sono storie di fine anni Settanta, inizio Ottanta saltate fuori l’anno scorso; un gran bel casino di fede e fiducia. Nel frattempo il Tribunale Europeo per i Diritti dell’Uomo sta facendo un’indagine sul rispetto dei diritti dei dipendenti di istituzioni religiose compresi ospedali, ricoveri per anziani, scuole materne. Pare che la morale giochi un ruolo prevalente rispetto al Diritto del Lavoro, per esempio in caso di licenziamento; e magari salta fuori un nuovo scandalo. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, domenica 6 febbraio 2011, alle 14:29 | senza categoria
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