giovedì 19 aprile 2012

L’etica protestante e la roba che la se paga no (1)

L’altro giorno ho comprato Wired, l’edizione tedesca, quella un po’ strana: è un semestrale con la struttura e il formato del mensile; non funziona benissimo. Speravo di trovare un numero monografico sull’unico argomento di dibattito delle ultime settimane, a cui — visto il nulla in giro — qui si è dedicata tutta la stampa d’opinione: il copyright online.
Be’, il titolo in copertina c’era, poi dentro al giornale il taglio apocalittico del ‘Web di fronte al black out’ è morto tra le righe di un pezzo abbastanza noioso sul potere delle lobby, con un paio di accenni ad ACTA, senza mai arrivare al punto, che però c’è e ha senso raccontare.

In Germania il dibattito sul copyright online e la fruizione più o meno legale di opere è iniziato sui giornali per poi spostarsi in rete, come in Italia. La differenza più evidente è che qui c’è il Partito dei Pirati in forte ascesa e la politica è parecchio irrequieta.
In Italia, come altrove, si gioca un altro campionato: mancano i protagonisti o i bersagli, se vogliamo.

Qualche settimana fa su La Lettura è uscito il pezzo di Vincenzo Latronico a favore dello scaricamento illegale dei libri a cui ha risposto Matteo Bordone dalle pagine online di Wired Italia; poi è uscito il video dei cantanti contro la pirateria digitale; e poi si è fatto altro, direi.

Qui invece da un po’ di tempo c’è un movimento di ragazzi col computer che, stando agli ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto, si trova ora al terzo posto sotto i partiti storici SPD e CDU. Allora la discussione assume un carattere differente: non si parla più solo di etica e diritti in rete.
Il dibattito pubblico sul copyright digitale ha trovato una via maestra baraccona e disinformata che ha rubato da subito la scena a un paio di personaggi competenti noti soprattutto in rete i quali, mentre sui giornali c’era lo show del sentito dire, hanno scritto due o tre cose importanti sull’argomento: roba buona, non solo per i tedeschi.
In sintesi, il tutto è andato più o meno così. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, giovedì 19 aprile 2012, alle 23:22 | Internètz
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giovedì 2 febbraio 2012

I mostri festanti dell’era post-ACTA

Mi sono letto un po’ di cose: l’Anti-Counterfeiting Trade Agreement è un affare complesso. Non sembra solo un accordo anticontraffazione per tutelare i produttori di rubinetti della provincia di Novara. È impreciso, come tutti gli artifici. Sembra studiato da un ordine di vecchi commercianti col camice marrone e gli occhiali col cordino: «Desidera?». È una strigliata per gli altri attori del mercato: i clienti, sempre meno disciplinati, sempre più furbi, «questi mascalzoni». Roba messa giù dura, da «adesso vi facciamo vedere noi chi comanda» urlato da dietro un bancone di bottega.
ACTA è un accordo senza contorni definiti, che non sai come può andare a finire; è un dado da venti: imporre vecchie regole, mentre la società si è già abituata ad altre. È un po’ la negazione del presente e anche della natura delle cose. Qualcuno aveva perso malamente il controllo, ora prova a riprenderselo.

C’è chi festeggia, naturalmente: i paggi dell’antimodernità si lustrano le scarpe, cotonano le parrucche, ché presto si torna alla pasta madre, al telefono a disco, alla busta chiusa con la ceralacca. Non hanno capito nulla, di nuovo, non sanno leggere, come sempre; cavalcano una situazione ambigua per ribadire quanto è bella la tradizione, il vecchiume, quanto odiano la società presente e il suo simbolo più rappresentativo: internet, quella diavoleria.

Qui c’è Ansgar Heveling, un parlamentare quarantenne della CDU, un politico della maggioranza, uno mai sentito. È uno dei membri della ‘Commissione d’Inchiesta per Internet e la Società Digitale’ (ne ho parlato qui), ma emerge dall’anonimato più totale. Si parla di lui da quando l’Handelsblatt ha pubblicato una sua tirata:

«Società della rete, perderete la vostra battaglia!»

Anche il sottotitolo non è male:

«Cara società della rete, il web 2.0 ormai è storia.
La rivoluzione dei “maoisti digitali” sta fallendo.
Resta da sapere a quanto ammontano i danni»
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Che verve, che spirito, che chiarezza. Era lunedì. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, giovedì 2 febbraio 2012, alle 15:58 | Internètz
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