domenica 21 ottobre 2012

Breve storia di un funerale

Helmut Kohl ha ottantadue anni, è lucido, vive su una sedia a rotelle, parla e si muove con molta fatica.
Helmut Kohl è vedovo, sua moglie si è tolta la vita una decina di anni fa.
Si è risposato nel 2008, in forma privatissima, nella cappella di una clinica. I suoi testimoni di nozze erano il magnate della televisione privata tedesca Leo Kirch e Kai Diekmann, allora come oggi caporedattore di Bild.
A quel secondo matrimonio i due figli di prime nozze non sono stati invitati. Uno dei due di recente ha scritto un libro di memorie per sgretolare la rappresentazione perfetta dei Kohl così come all’epoca li conosceva la nazione: una famiglia patriarcale realizzata e felice della benestante provincia meridionale tedesca, una di quelle, per intendersi, che abbiamo visto da bambini fare le vacanze a Lignano, Maccagno, Sirmione; i padri con i basettoni, il riporto o i baffi, gli occhiali dorati e il borsello al volante di una Opel Kadett color crema.
Helmut Kohl, oggi, non ha ancora raccontato tutto quello che questo Paese dovrebbe sapere su uno scandalo di finanziamenti illeciti che ha coinvolto il suo partito, la CDU, mentre lui era cancelliere.

Ecco, Helmut Kohl al momento è tutto questo: negli ultimi anni le copertine dei settimanali, le terze pagine, alcuni editoriali hanno raccontato il decadimento di un grande attore del gossip locale, perché di uno che è rimasto nella politica che conta dal 1969 al 1998 ormai si è scritto tutto e non ce la si fa veramente più. Forse ultimamente all’interno della CDU questa macchietta ha iniziato un po’ a pesare, ad essere ingombrante, a dare fastidio. Così l’altro giorno (in realtà sono già passate tre settimane, sono io che scrivo poco in questo periodo, lo so) hanno messo via Helmut Kohl.

Serviva un’occasione: «Perfetto, il trentennale del primo cancellierato». Ci voleva una location laicamente sacra: «Il cortile del Museo della storia tedesca andrà benissimo». E un discorso: «Ci pensa Merkel, l’ha lanciata lui — la delfina, la delfina». E poi un regalo: «Ma certo, un francobollo!».
Con queste quattro cose, durante una delle cerimonie più tragicomiche che io abbia mai visto in diretta tv si è celebrato il politico, lo statista, il cancelliere della riunificazione, il padre dell’Europa. Nessuno ha parlato di ruggini, di soldi, di mogli, di scazzi. Merkel è riuscita a fare un bel discorso, a caricarlo di ironia e, riconoscente, a sotterrare quel vecchio nel giorno della sua festa. Davvero, senza cattiveria, è andata così. Strano, vero.

Ora se dovesse capitarmi di dover spiegare il concetto di Fremdschämen, l’imbarazzo nei confronti di terzi, be’, oltre alla scena dolorosa e involontariamente comica di una Nilla Pizzi praticamente ingestibile sul palco di un Festival di Sanremo di un paio di anni fa, c’è anche questo Helmut Kohl (qui) che guarda la gigantografia del francobollo che lo ritrae con gli stessi occhi del porco qualche giorno prima di Natale.
Sic transit
eccetera, eccetera.


PEZZO DI Tommaso Lana, domenica 21 ottobre 2012, alle 16:07 | Roba politica
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giovedì 25 agosto 2011

«il nonno e lo zio hanno portato la mamma alla gara di scorregge»

Non sarà il mio miglior post, però la roba che sto per dire secondo me va raccontata proprio così, senza stare a nascondersi sotto una coperta di termini tecnici o relegando tutto nella sezione finanze di qualche giornale che poi non leggerà nessuno.
Qui i politici sono tornati dalle vacanze, c’è campagna elettorale per le comunali a Berlino e per le regionali in un Land del nordest e adesso al piccolo economista con gli spread, gli eurobond e le tre A non si può giocare più.
Qualcuno ha messo in giro la voce che siamo nella merda, che forse il cittadino tedesco pagherà di tasca sua i salvataggi finanziari di alcuni paesi europei, che il giochino della banca che toglie dai pasticci l’altra banca che poi toglie dai casini uno stato debole non funziona perché alla fine bisogna vedere «chi salva il salvatore».

Insomma, oggi in Germania si è aperta ufficialmente la stagione dell’euroscetticismo politico e ad aprirla sono stati un vecchio trombone e un muto che ha riacquistato la parola, ma solo per dire castronerie fuori tempo massimo. Il primo è Helmut Kohl che è in fase di riscossa da quando la biografia di sua moglie suicida e un libro-confessione di uno dei suoi figli sono ai primi posti nella classifica di vendite e non danno segni di cedimento. Visto che il vecchio cancelliere esce abbastanza malconcio dalle pagine di entrambi i libri, sembra quasi che stia provando a salvarsi l’anima almeno nella cosa pubblica facendo questo: dispaccia commenti negativi sull’operato della Merkel in «politica estera» senza rendersi conto che il mondo è un po’ diverso rispetto a quando era lui il capo. Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, giovedì 25 agosto 2011, alle 22:06 | Roba politica
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venerdì 22 luglio 2011

Al posto di manovra (e 3)

Stanno emergendo un po’ di cose scomode sul conto di Helmut Kohl (ne ho scritto qua, by the way). A 81 anni è tornato e, nel bene o nel male, si è messo a fare argine. Vuole difendere una certa immagine del suo potere che a distanza di anni uno dei suoi figli, oltre al biografo della moglie e ad alcuni giornalisti hanno messo in forse.
Da quando René Pfister ha raccontato sullo Spiegel l’idea di potere scrivendo un reportage sul politico cristiano-conservatore Horst Seehofer — una specie di Kohl in piccolo — le inchieste sui politici di vertice hanno quasi sempre lo stampo di quell’articolo uscito quasi un anno fa. Quando il pezzo di Pfister è diventato famoso per aver vinto-non vinto un premio giornalistico importante avevo iniziato a tradurlo sul blog. Quell’articolo è meglio di un catalogo fotografico o del campionario del tappeziere su come funziona la politica in Germania. Sono uscite due puntate, poi me ne sono totalmente dimenticato. Oggi l’ho ripreso, ché fuori sembra novembre e a parte la Grecia e il tunnel dedicato a Bud Spencer qui in realtà non succede una mazza di niente.

Le prime due puntate sono qui e qui; dateci un occhio, altrimenti perdete il filo. Scrivo due righe per il contesto: c’è un tipo che assomiglia a Peter Boyle, ma con i capelli, che fa il governatore della Baviera, è un conservatore di provincia perfetto, ha una moglie con una pettinatura da parrucchiere di periferia che sembra scolpita nel gesso, la casa in campagna con i piatti souvenir appesi alla parete e un’idea di mondo non più grande del suo giardino; è il leader del partito regionale ultracattolico CSU, ha fatto un po’ di casini e adora essere il primo, sempre. Per il resto siamo in Baviera: tenete a mente tutti i cliché sui tedeschi che conoscete, in questo caso ci stanno benissimo. Per le domande usate i commenti. Pronti, via.

Al posto di manovra 3

Per un bel po’ di tempo non si è parlato di Seehofer, fino a quando la convivenza all’interno della CSU ha cominciato a traballare. Poi è decaduto Stoiber e il partito si è messo alla ricerca di un salvatore, ha interpellato Erwin Huber e Günther Beckstein, ma si sono dimostrati politicamente troppo piccoli per le grandi aspettative della CSU.

Alla fine è rimasto solo Seehofer. L’uomo che sarebbe quasi morto d’infarto, a cui si dava del ‘pazzo’ mentre stava combattendo contro i Fondi Salute della Merkel (vedi prima puntata) e che infine doveva sopportare le beffe dell’opinione pubblica per via di una storia con una funzionaria del parlamento improvvisamente era il vero salvatore, l’ultima spiaggia della CSU.
Potrebbe essere diffcile evitare di morire schiacciati dal proprio desiderio di onnipotenza.  Continua a leggere >


PEZZO DI Tommaso Lana, venerdì 22 luglio 2011, alle 11:02 | scarti
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