sabato 17 settembre 2011

Un sacco di cemento egiziano

La radio che ascolto al mattino è una specie di Radiotre un po’ meno impolverata: l’approfondimento delle notizie del giorno è ben fatto e suonano roba di gran qualità, tipo da Telemann agli Smiths passando per John Zorn. Ieri verso le nove è partito un breve intermezzo di rime cantate senza base, prima in arabo e poi in tedesco, che mi ha un po’ sorpreso; stamattina ce n’era uno simile, questo:

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Da queste parti la scena rap e hip hop nasce con i figli dei migranti venuti al mondo in Germania nei primi Settanta. Anche se poi ci sono state una serie di correnti autoctone, qui chi canta in rima usa gli accenti biascicati e spuri dei figli dei panettieri e dei taxisti turchi, dei commercianti libanesi, dei palestinesi, dei persiani, dei nordafricani: se vi ascoltate qualcosa degli Advanced Chemistry capite immediatamente cosa intendo.

Di band ce ne sono molte, fanno musica molto differente, dal soul al gangstarap. E poi c’è una cosa: l’hip hop in Germania è molto donna. La prima è stata Cora E e poi ne sono seguite molte altre. In questo caso si tratta di gente nata da famiglie benestanti: niente ghetto, niente storie di migrazione alle spalle.

Quando si ascoltano una voce maschile e una voce femminile cantare in duo, in rima, in tedesco, si crea un fenomeno molto curioso, dal punto di vista acustico: i bassi ricchi di influssi timbrici mediorientali dialogano con degli alti della Crusca di Hannover. E’ la stessa lingua, ma ha una ricchezza fonetica incredibile. Viene da dire: il tedesco con l’arabo è la morte sua.

Julia Tieke fa la redattrice del programma che ascolto alla mattina e ha avuto un’idea geniale: mettere in scena questo fenomeno acustico direttamente nelle strade del Cairo. E’ partita in aprile per l’Egitto con l’idea di fare due o tre reportage per la radio e poi ha fatto duettare la star dell’hip hop rivoluzionario egiziano MC Deeb con Susius ed è venuta fuori questa cosa meravigliosa, con dei testi pazzeschi sulla primavera araba tradotti in un tedesco semplice, poetico, diretto. Quelli della radio hanno montato dieci intermezzi, non più lunghi di 40 secondi. Ne suonano uno al giorno. La versione in italiano non viene bene: meglio ascoltarseli in originale, anche senza capire, sapendo che ci sono dentro le storie della gente, narrate con quella malinconia spiazzante che poi è il rap.

Julia Tieke ha messo il verso più significativo di questa serie sul suo blog:

Ogni egiziano vorrebbe un sacco di cemento, per dire: «è mio», ma i prezzi sono da vergogna

Detto in rima, in tedesco, è una figata.

Le perle sono tutte qua.


PEZZO DI Tommaso Lana, sabato 17 settembre 2011, alle 10:58 | Mucke
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